venerdì 10 febbraio 2012

SII TU IL CREATORE! BE THE CREATOR!


Non permettere che sia un altro a regolare la tua vita ed i tuoi stati d'animo. 
Sii tu l'artefice della tua felicità, del tuo amore ed anche
della tua tristezza, se hai voglia di essere triste, 
ma non dipendere da un altro o da circostanze esterne. 
Scegli cosa vuoi essere e cosa vuoi manifestare 
ed esprimere nella tua vita 
e poi agisci di conseguenza, 
col sorriso sulle labbra e la pace nel cuore. 
Sii tu il creatore della magia tuo mondo...
e tutto il mondo cambierà!

Don't allow another to regulate your life and your moods.
Be you the creator of your happiness, of your love, and even
of your sadness, if you wish to be sad,
but do not depend on another, or from external circumstances.
Choose what you want to be, and what you want to manifest,
and express in your life and then 
act accordingly,
with a smile on your face and the peace in your heart.
Be the creator of the magic of your world...
and all the world will change!



martedì 3 gennaio 2012

2012 - l'Anno del Potere - by Lee Harris

Ecco un altro splendido video di previsione sulle energie di quest'anno, da Lee Harris Energy. Si può seguire od ascoltare il video e leggere la traduzione in italiano del testo, al di sotto. Buona visione!



Il messaggio di cui state per fare l'esperienza 
aprirà il vostro cuore un po' di più, 
vi permetterà di andare un po' più in profondità 
e vi ispirerà a salire un po' più alto.

Accogliete la vostra trasformazione.
Date il benvenuto al 2012 ed oltre...


2012: l'Anno del Potere (traduzione Gloria di Simone)

Potere sarà LA parola per il prossimo anno. Sul 2012 ci si è focalizzati a lungo. Antiche culture e civiltà hanno fatto profezie su questo tempo. Ciò che l'anno in sé avrebbe portato ed il passaggio che l'anno rappresenta. Questo è un punto di svolta per noi come popolo, ma, nonostante la velocità del nostro tempo, nonostante la velocità di questo prossimo anno, è un punto di svolta, piuttosto che un punto finale o un chiaro inizio. Per molti anni siamo stati nell'occhio del ciclone di questa coscienza crescente. E noi, come semplici esseri umani, stiamo facendo del nostro meglio per stare al passo con i tempi, muovendoci con le sfide che ci vengono offerte e date da questo pianeta, dalla nostra stessa gente, da noi stessi. 


Il 2012 sarà un anno che vedrà molti progressi riguardo al potere. Non parlo solo delle fonti di energia sostenibili per il futuro, ma del potere delle persone. La relazione di potere tra voi e coloro che sono nella vostra vita oppure con i governi, le strutture, i datori di lavoro. I vecchi modi che abbiamo visto cedere per molti anni continueranno a crollare ma con meno shock, minore trauma. Il dolore che ha travolto molti in questi ultimi anni sarà ancora presente per alcuni. Ma il dolore diventa una punto di forza sapiente. Ciò non significa che non sarete afflitti in futuro per le perdite nella vostra vita, ma quando si è passati attraverso un grande dolore, voi e il vostro corpo e lo spirito iniziate a comprendere l'immensità dei cicli della vita. 


Questo pianeta su cui viviamo sta entrando in una stagione diversa della sua vita. Non è più nel ciclo della gioventù. Lei sta entrando in una fase della sua vita in cui dovremo pensare in modo diverso, comportarci diversamente, muoverci con lei. Molti si preoccupano di questo e di cosa porterà. Ma nel 2012 ci sarà un aumento di velocità per il cambiamento futuro. Ci sarà un aumento di velocità per le soluzioni planetarie, e ci sarà una urgenza che il pianeta stesso dirigerà. Quindi, qualsiasi urgenza umana che sentite dentro di voi o che viene inviata sulla vostra strada da altri non vi servirà, a meno che non vi sentiate bene a stare nella paura o nell'ansia. 


A volte stare nella paura o nell'ansia è il luogo perfetto in cui stare al fine di rilasciarle. Ma spesso l'isteria che si mette in moto in un gruppo viene provata da un singolo. Ci influenziamo a vicenda. Come non farlo? Quindi, siate molto chiari con voi stessi il prossimo anno, riguardo a ciò che sentite essere la vostra verità sulla vita, sul pianeta ed sul motivo o meno per cui siete qui. 


La verità ultima della vita è che è puramente momentanea. Il momento è quello di cui ci possiamo fidare, il luogo in cui possiamo stare. Il passato è spesso ciò a cui ci riferiamo, cercando di vedere in anticipo con gli occhi del passato per non ripetere ciò che percepiamo come errori, in modo da creare qualcosa di diverso da quello che abbiamo creato in precedenza. Quindi, le nostre visioni future e le intenzioni sono spesso legate al passato. 


Ma, siccome ci trasferiamo dal secolo scorso ad un tempo molto diverso, ciò ci permette meglio di lasciare andare il passato. Ci permette di riconoscere che l'adesso ed il futuro sono dove siamo e dove stiamo andando, gli unici luoghi su cui concentrarsi. Ed il 2012 mostrerà costantemente questa verità nella vostra vita. Perché questo è il punto di svolta della coscienza che stiamo tutti attraversando. Questo non è sempre bello, non è sempre piacevole. Ma questa è la verità della vita. Viviamo al nostro meglio, offrendo quello che possiamo per coloro che ci circondano quando possiamo. Ricevendo quello che ci serve quando ci ricordiamo di riceverlo. 


Il 2012 sarà un anno di pionieri e rivoluzionari. In qualche modo, più o meno gli ultimi 5 anni hanno mandato onde d'urto a così tante persone che c'è stato, in qualche misura, un limite a ciò che può essere raggiunto. Il 2012 farà saltare in aria questo limite a molti. Vi sentirete più sicuri di ciò che state facendo, di chi siete, del perché siete qui, anche se momentaneamente vi dovrete arrendere alla totale incertezza di tutto e della vita stessa per arrivare a quel punto. Al fine di liberarvi per tornare a questo momento, alla gratitudine che avete per questo momento. 


Alcune delle esperienze che abbiamo visto in questi ultimi anni, crollo delle strutture, disastri naturali, continueranno ad esserci nel 2012. Avremo ancora qualche momento di shock che verrà in ciascuna di queste aree. Ma con l'energia del dolore ormai chiara a molti, sarà un anno di azione, quest'anno del potere, sia per l'individuo che per la collettività. In termini di conquiste tecnologiche, adesso, in una certa misura, dobbiamo andare su tutte le furie. Non è il progresso tecnologico che stiamo cercando, a parte le soluzioni tecnologiche che ci collegano alla terra - quella che ci sostiene e ci nutre. 


Per far crescere il potere delle persone, ci vuole sempre il cuore. Così molti si connetteranno profondamente al loro cuore ed a se stessi in modi che non hanno avuto per molti anni. Se avete vissuto in isolamento per qualche tempo, non sarete più in grado di continuare a farlo nel 2012. Sentirete il bisogno di stare in comunità, di stare con la gente. 


Le verità spirituali dei nostri maestri ancestrali, quelli rimasti nei modelli di calendari che hanno parlato di questo tempo come di un cambiamento nella coscienza, stanno diventando vere nei nostri corpi. Sentiamo e parliamo di questa verità sempre. Stiamo sempre creando da questa verità. 


La fiducia di cui avrete bisogno per navigare alcune delle sfide che dovrete affrontare nel 2012, sarà già cresciuta dentro di voi. L'ondata di sostegno e di positività che ha volato via Internet, attraverso le parole degli altri, attraverso la quantità di libri d'ispirazione e di messaggi che sono usciti, è stata un grande supporto a tutte le sfide che abbiamo affrontato. Ma dove lo spirito farà la sua parte più efficace l'anno prossimo, è attraverso ciò che possiamo fondare come esseri umani usando i nostri sensi spirituali, la nostra mente spirituale, i nostri cuori più elevati. Quanto possiamo aprire e dare gli uni agli altri ed a questo mondo, perché noi stiamo ricostruendo. Stiamo sempre ricostruendo. 


Dal punto di vista sensoriale, le energie del cuore, della gola e del terzo occhio si unificheranno quest'anno. Molti di voi troveranno più facile che mai parlare con il cuore e vedere con lo spirito. Ma molti avranno bisogno di ricordare la propria energia di base quest'anno. Quello che vi tiene a terra, ciò che vi ancora all'energia della Terra. Date tutte le fluttuazioni planetarie all'interno e sopra, molti hanno lasciato la loro base in questi ultimi anni. Quindi l'attività fisica, l'esercizio fisico, entrare in contatto  con la parte inferiore del corpo sarà molto importante e permetterà a coloro che hanno passato molti anni ad aprire gli aspetti superiori, di muoversi in tutto il mondo creando un linguaggio di luce nelle creazioni, nelle azioni e nella comunicazione con gli altri. 


Molti di voi sperimenteranno visioni spirituali, incontri angelici, vedendo attraverso il velo coloro che sono morti. Questo diventerà più normale. Non abbiate paura di parlare delle vostre esperienze, perché questo le normalizza per la massa. Quindi, come e quando lo sentite, ma senza farvi male, siate audaci in quello che condividete. Molti esseri umani sono cresciuti stufi del vecchio modello, del vecchio modo di essere. Esso non ha più la meraviglia di un tempo e questo è perfetto. 


Questa è l'evoluzione. È anche la prova della disconnessione presente in tanti vecchi modi ed esperienze che abbiamo vissuto. Al momento, ci hanno collegato, ma ora abbiamo bisogno di qualcosa di diverso per questo tempo diverso, qualcosa di più. Molti di voi ricorderanno il 1960 e 1970 come un periodo di rivoluzione ed evoluzione. I prossimi 2-3 anni vedranno tanti cambiamenti come in quei decenni, a grande velocità. Essere consapevoli del modo di rimanere radicati e concentrati su quello che state facendo si basa interamente sull'auto-mantenimento di dove la velocità è indirizzata. 


Siamo tutti completamente diversi nella nostra velocità. Alcuni sono molto veloci in alcune aree, e lenti in altre. Non lasciate che la vostra mente vi seduca a pensare che uno di questi modi è meglio per voi. Basta vivere come vi sentite coi vostri sentimenti, per quanto è possibile fare, e fidarvi di ciò che scegliete. Fidatevi quando il vostro corpo vi porta su una strada diversa da quella dove la vostra mente vi ha voluto portare. Non giudicate necessariamente subito la vostra mente per aver mancato la strada prevista. Siate invece curiosi di sapere dove questo vostro corpo, innatamente intelligente, vi ha portati e perché. 


La bellezza di tantissimi di noi in contatto con il nostro sé superiore e in ascolto dello spirito così profondamente è quello che ci permette di ridisegnare il corpo in modo molto diverso. Solo avendo fiducia nel corpo e permettendogli di fare ciò che vuole o deve fare, con curiosità e con apertura, si può imparare qualcosa di diverso. Si può fare qualcosa di diverso. Questo è ciò che la vita è, vedere cosa e quanto si può sperimentare nella vita. 


L'audacia che molti di voi sentiranno il prossimo anno sarà unica rispetto agli ultimi 4 o 5 anni di esperienza che avete avuto. Le esperienze di questi ultimi 4 o 5 anni vi renderanno pronti a vivere semplicemente, perché vi ricorderete che questo flusso di vita non è promesso, non è garantito. È semplicemente un'esperienza su un pianeta bello, e piuttosto che guardare indietro con il giudizio o la vergogna per quello che noi crediamo che l'uomo possa aver creato, guardate invece all'adesso e al futuro come a ciò che serve al pianeta e alla gente da qui in avanti. È così che manterrete il vostro potere personale quest'anno. Perché il giudizio, la vergogna e la colpa non porterà lontano nessuno di noi, tutto il contrario. 


Se non l'avete già fatto, nel 2012 considerate di avere una maggiore attenzione per la vostra salute fisica ed il benessere. Comincerà a diventare più difficile allinearsi con azioni o nutrizione che non soddisfa il vostro corpo, perché la sensibilità umana è in aumento. E con questo aumento della sensibilità viene la comprensione di ciò di cui il corpo ha bisogno. Il vostro corpo ed il vostro pianeta - Specchio, specchio. Entrambi saranno serviti da voi. Non dimenticate la natura. È a portata di mano. È forte. Parla. È un dono per tutti noi. E possiamo farne tesoro o ignorarla. Aprite gli occhi alla bellezza che c'è. 


Riconoscete che ci sono molte posizioni governative e non, che vogliono veramente fare il meglio per questo mondo e per noi. Quindi una volta che la lotta è terminata, la lotta tra le persone ed i governi, siate disposti a trovare la via di mezzo. Le persone al governo sono persone, proprio come voi, proprio come me. 


Come creereste il mondo se aveste la scelta di essere l'ambasciatore per gli altri? Ascoltereste, chiedereste il parere. Questo accadrà sempre di più. Ma se quest'anno vi trovate a giudicare od incolpare gli altri, passerete un momento molto spiacevole in modo molto intenso. Perché le energie su questo pianeta non sono più a supporto di queste vibrazioni. Esse sosterranno queste vibrazioni per un momento di liberazione, ma non come modo di vivere. 


Ascoltate voi stessi, ogni giorno. In questo mondo troppo stimolato riconoscete di essere la persona che può ripristinare l'equilibrio per se stessa. Ascoltate voi stessi ogni giorno? Oppure vi lamentate di quanto rumore c'è nel mondo? Quanto più diventate ambasciatori del silenzio amorevole e dello spazio, tanto più il modello che create dentro di voi sarà sentito dagli altri. Quanto più un certo modo di essere è sentito dagli altri, tanto più diventa condiviso tra le persone. Ognuno di noi condivide con l'altro. Questo è un pianeta di condivisione. 


Potete scegliere come volete stare sulla Terra. Non potete sempre scegliere la vostra situazione o cambiare le cose che vi sono successe, ma potete scegliere come volete stare. Se siete in una grande depressione o una grande disconnessione dalla vita; chiedendovi perché siete ancora qui, sappiate che questa è stata un'esperienza comune a molti nel corso degli anni. E sappiate che siete ancora qui perché state scegliendo di esserci. Così sarete curiosi di sapere perché. Non è difficile lasciare questo pianeta. Possiamo farlo in molti modi. Sia attraverso le nostre azioni od "incidenti" - la parola che ci piace dare a queste cose come esseri umani. 


Questo è il motivo per cui vivere è così importante e nella nostra mente, guidata da modi di essere, ci siamo dimenticati che siamo una scintilla di vita che anima carne ed ossa. Ed è quella scintilla di vita che ci tiene qui. E la carne e le ossa ed il mantenimento ed il supporto di questi che ci permettono di fare di più. Viviamo su un pianeta bello che sostiene e nutre la nostra crescita. Lei vuole che noi la ascoltiamo e lavoriamo con lei. E noi lo faremo, perché non avremo altra alternativa. 


Il 2012 sarà un anno di grande potere. Questa parola si propagherà in tutto il mondo e nella vostra vita da diverse angolazioni e prospettive diverse. Quindi trovate la forza del vostro cuore, la forza della vostra voce, il potere del vostro spirito e utilizzateli nella forza della vostra azione. Questo è il modo in cui creeremo un pianeta di nuova coscienza umana. Possiamo continuare a parlarne oppure possiamo cominciare, diventare esso, farlo. 


2012: l'Anno del Potere, l'Anno di Te. 


In pace e in amore a tutti. 


Lee Harris





venerdì 25 novembre 2011

Non cercate la pace...


Non cercate la pace, 
Non cercate nessun altro stato 
che quello nel quale siete ora;
altrimenti metterete in piedi un conflitto interiore e una resistenza inconscia. 
Perdonate voi stessi per non essere in pace. 
Il momento in cui accettate completamente il vostro non essere in pace,
la vostra non pace viene trasmutata in pace.
Qualunque cosa accettiate completamente vi porterà lì,
vi porterà nella pace.
Questo è il miracolo dell'arrendersi.
Quando accettate ciò che è,
ogni momento è il miglior momento.
Questa è illuminazione.



Eckhart Tolle





giovedì 6 ottobre 2011

L'angelo smemorato

L'ANGELO SMEMORATO
di Gloria di Simone


Copyright di tutto il testo ©GloriadiSimone2011 - Tutti i diritti riservati

All text copyright ©GloriadiSimone2011 All rights reserved


(parte I)

C'era una volta un angioletto che svolazzava libero e felice nei cieli sconfinati, saltando da una galassia all'altra, giocando con le stelle e nuotando tra le nuvole.

Un giorno vide qualcosa che attirò la sua attenzione. In tutta quella vastità oscura ma brillante notò un minuscolo puntino, azzurro e luminoso. Era una cosa diversa da tutto ciò che aveva visto fino ad allora e decise di avvicinarsi di più per scoprire cosa fosse.
Così da vicino quel puntino azzurro era ancora più interessante. Prima di tutto non era così piccolo come sembrava anzi, era una grossa sfera e non era solo azzurra, aveva altri colori, macchie marroni, verdi e gialle ed anche grandi distese di bianco.

«Proprio una bella creazione!» pensò «Chissà chi l'avrà creata!» e scese ancora un po' per vederla meglio da vicino e per toccarla ma, ad un certo punto, trovò una resistenza, come se non potesse avvicinarsi di più.

- "Che strano, cos'è questa invisibile barriera che mi blocca? Sembra una cosa densa ed un po' gelatinosa, diversa dalle cose che conosco. Proverò a chiedere ai miei amici più grandi."

Andò dalla nebulosa Rosa, un bellissimo ammasso di gas multicolori con una prevalenza di rosa e fucsia. Gli piaceva tanto perché si sentiva cullato e si illuminava tutto di un colore rosa brillante come un bellissimo fuoco d'artificio.
La nebulosa Rosa lo accolse con gioia distribuendo i suoi fumi colorati per formare un sorriso e disse:

- "Ciao angioletto, come mai da queste parti? Ti sei già stufato di giocare con le stelle dell'Orsa?"

- "No, non è questo!" - rispose l'angioletto - "Il fatto è che ho visto una bella sfera azzurra nel cielo blu, proprio là sotto, e mi sono avvicinato per vederla meglio ma… qualcosa mi ha fermato e non ci sono riuscito. Per caso sai dirmi il perché?"

- "Non ne ho proprio idea, mi dispiace." - rispose Rosa - "Nessuno mi ha mai raccontato una cosa simile, proprio non saprei. Io mi espando e mi dilato come voglio ma non mi sposto tanto, come fai tu. Potresti andare da Orione a chiedere se lui lo sa."

- "Va bene, da Orione." - sospirò - "Andrò da lui ma è sempre in giro! Dovrò scoprire dove si trova adesso."

- "Che il cielo ti guidi allora!" - disse la nebulosa - "Poi fammi sapere la risposta, così la prossima volta saprò rispondere!"

- "Ciao bella!" - l'angioletto la salutò e svolazzò via da lei, perdendo così il suo bel colore rosa.

Dopo aver girato un po' per l'universo chiedendo qua e là a varie stelle sparse, finalmente arrivò da Orione. Orione era un gruppetto di grandi saggi formato da otto stelle maggiori più altre piccoline che insieme facevano un gran bel disegno nel cielo, visibile da molto lontano. Appena arrivato si posizionò al centro, proprio in mezzo alle tre stelle gemelle: Alnitak, Alnilam e Mintaka.

- Ehi, tu, che fai qui in mezzo? Non vedi che scompigli tutta la nostra perfetta geometria? Che cosa cerchi di fare?"

- Oooops, scusate, non volevo scompigliarvi!" - disse l'angioletto illuminandosi di rosso - "Avevo una domanda da porre al Gran Consiglio."

- "Avanti allora, parla pure, ti ascoltiamo." - disse il saggio Rigel.

L'angioletto cominciò: "Stavo giocando con la piccola Orsa quando ho notato una bella e luminosa sfera azzurra. Allora mi sono avvicinato ma non sono riuscito ad andare oltre un certo punto perché qualcosa mi ha frenato. Voi sapete cos'era e perché mi ha fermato?"

- "Beh, che dire, noi sappiamo che agli angioletti non è permesso fare alcune cose perché potrebbero essere "pericolose". Forse questa è una di quelle ma non sappiamo esattamente cosa sia, né perché sia tanto pericolosa. Dovresti chiedere a qualcuno più informato di noi."

- "E chi?" - chiese l'angioletto, ansioso di avere delle risposte al suo quesito sempre più misterioso.

- "Potresti andare dal Gran Sole Centrale, lui ha potere su molte cose e potrebbe sapere la risposta che cerchi."

- "Va bene." -  risposte l'angioletto un po' avvilito per dover ancora andare in giro - "Grazie mille, vi saluto tutti."

- "Grazie a te per la visita! - risposero i saggi." - "E vieni a trovarci più spesso, fa sempre piacere vedere un giovincello come te che porta un po' di scompiglio tra le gemelle! hehe!" - disse Rigel ridendo sotto i baffi che non aveva.

Così l'angioletto si allontanò volando tra costellazioni e nebulose.



(parte II)

Vagando nello spazio ad un tratto passò vicino ad una cometa dalla lunga coda e disse:

- "Ehilà, sei bellissima, mi daresti un passaggio?"

- "Dove devi andare?" - rispose la cometa.

- "Dovrei raggiungere il Gran Sole Centrale, sai dov'è?"

- "Non esattamente, ma so che se ti porto dal piccolo Sole Giallo, lui saprà sicuramente come metterti in contatto col Gran Sole Centrale, signore di tutte le galassie."

- "Okkei, che devo fare?"

- "Attaccati alla mia coda che ti porto in un baleno!"

E così fu. Si ritrovarono al cospetto del rovente Sole Giallo che sputava plasma da tutti i pori ogni volta che tossiva.

- "Ciao Ally!" - disse il Sole alla cometa - "Come mai da queste parti? Non è il tuo solito giro, o sbaglio?"

- "No, è vero, ho fatto un'eccezione per dare un passaggio al mio amichetto qui, che deve chiederti una cosa."

- "Avanti allora, dimmi angioletto, in cosa posso esserti utile?"

«Questo Sole è davvero gentile!» pensò, poi disse:

- "Ho una domanda importante per il Gran Sole Centrale, tu sai come posso raggiungerlo?"

- "Certo che lo so! Attraverso me, sono io la "porta"."

- "Davvero!"

- "Si, basta che ti avvicini al mio centro e passerai direttamente al centro dell'Universo, dove si trova il 'Capo'." - disse ammiccando.

- "Ok, allora vado!" -  gridò l'angioletto, un po' titubante, alla cometa che stava già allontanandosi in tutta fretta.

- "Va bene-e-e-e-e-e! Fammi sapere come va-a-a-a-a-a-a-a!"

Così si avvicinò al centro del Sole Giallo, facendogli un po' di solletico e, come per magia, passando attraverso un tunnel di luci e colori, si trovò dall'altra parte, in uno spazio tutto nero dove non c'era proprio nulla.

Un po' perplesso si guardò intorno, cercando di cogliere qualcosa ma tutto sembrava scomparso. Non c'era proprio niente, né una luce, né un suono, né una nuvola, né del vento, nessun colore né odori. Niente di niente!

«Mah!» pensò «Dove sono finito? E dov'è il grande 'Capo', il Grande Sole Centrale?»

Mentre si stava chiedendo tutte queste cose, improvvisamente si ricordò di sua madre e di quello che gli disse un giorno, quando era piccolo ed era intento a giocare ed a creare un sacco di forme e colori strani.

- "Piccolo mio," - gli disse - "sei proprio bravo a creare tutte queste forme, un giorno diventerai un grande creatore, proprio come tuo padre. Ma dovrai stare attento a non farti prendere la mano, rimanendo sempre vigile e presente a te stesso, ricordando sempre Chi Sei.
Vedi, tuo padre creò un universo pieno di belle cose, tanti mondi colorati con cui giocare, ma un giorno, preso dal suo stesso gioco, si dimenticò come si faceva a tornare e da allora non l'ho visto più."

L'angioletto si ricordò che sua madre aveva fatto un'espressione un po' triste alla fine del suo racconto, ma non riusciva a ricordare esattamente cosa fosse accaduto a suo padre, in che modo si fosse perso, giocando! Non riusciva proprio a capirlo e se ne stava lì, in quello spazio ancora vuoto e buio, non sapendo cosa fare.

Improvvisamente scorse una lucina lontana. Allora le si avvicinò ma… lei scomparve, per riapparire da un'altra parte. Cercò di raggiungerla ancora, ma sembrava che la piccola luce stesse facendogli dei dispetti perché continuava a scomparire riapparendo in posti sempre nuovi e cambiando anche colore.
Spazientito ed anche un po' innervosito, si fermò con le braccia conserte, aspettando la prossima mossa della misteriosa luce, ma sbirciando tutti i lati con la coda dell'occhio. D'un tratto avvertì una piacevole sensazione di calore alla schiena, come una carezza, e si voltò di scatto.

Con sua grande sorpresa vide una meravigliosa bambina, molto luminosa e brillante, che gli sorrideva dolcemente.

Rimase estasiato, era così bella! Per qualche minuto non riuscì a dire nulla, poi si riprese e disse:

- "Ciao, chi sei?"

- "Non mi riconosci? Sono Sirio, la stella con cui giocavi da piccolo."

Incredibile! Era proprio lei, la sua migliore compagna di giochi di quando era piccolo. E fu pervaso da una gioia immensa.

- "Che ci fai qui?"

- "E tu, che ci fai?"

- "Sono venuto a fare una domanda al Gran Sole Centrale, ma qui non vedo nessuno. Sai dov'è?"

Sirio sorrise sommessamente, chiudendo i suoi occhi, brillanti come due diamanti.

- "L'hai chiamato? - chiese - "Gli hai fatto la domanda?"

- "Ma, NO, ovviamente! Qui non c'è nessuno, a chi la dovevo fare?"

- "Come sei ingenuo! Pensi che sia tutto così evidente e visibile? Prova ad avere un po' di fiducia e fai la tua domanda."

- "Va bene, come vuoi tu."
- "Gran Sole Centrale, perché non posso scendere e nemmeno avvicinarmi di più a quella bella e minuscola sfera azzurra vicino al Sole Giallo?"

SILENZIO. TUTTO TACEVA.



(parte III)

- "Vedi? - disse all'amichetta - "Non succede niente!"

- "Ma quanto sei impaziente! Non avere fretta, non ti fidi di me? Vedrai che tra un po' ti arriverà la risposta. Abbi fede e resta in ascolto."

L'angioletto si zittì, un po' dubbioso, ma decise di dare fiducia alla sua vecchia e saggia amica. Così restò in ascolto, pazientemente.
Ad un tratto avvertì che qualcosa stava cambiando. Una leggera vibrazione, come un fremito, lo scosse dalla testa ai piedi e nella sua testa una voce parlò così:

- "Salve, Figlio dell'Eterno! Hai posto una domanda interessante su un problema da tempo dimenticato.
C'è stata un'era in cui molti angeli si divertivano a creare cose bellissime, forme che cambiavano al solo pensiero o al battito di un'ala e tutti erano contenti e si divertivano un mondo. Poi qualcuno volle perfezionare questo gioco e creare qualcosa che sembrasse più consistente per poterci andare dentro e sentire cosa si provasse.
La sorpresa fu grandissima perché giocare dentro una propria creazione era una cosa davvero eccitante! Si potevano provare sensazioni uniche, che chiamarono 'emozioni', perché muovevano letteralmente tutta l'energia di un essere e lo facevano vibrare scuotendolo dalla testa ai piedi. Gli angeli entravano ed uscivano dalle loro creazioni e raccontavano a tutti le loro avventure ed esperienze e tutto l'Universo partecipava a questi racconti con molta soddisfazione e curiosità.
Un giorno, però, qualcuno decise di andare oltre, creare qualcosa di ancora più denso e complesso ed immergersi in esso profondamente. Era diventata una specie di droga, una volta provata non se ne poteva fare a meno e molti vollero tornarci sempre più spesso ma, man mano che tornavano diventavano sempre più dipendenti fino a quando non seppero più come uscire volontariamente dalla loro creazione per tornare tra noi, la loro famiglia."

- "Accidenti!" - commentò l'angioletto davvero stupito ed anche un po' spaventato - "E allora? Come fecero?"

- "Fortunatamente avevano creato anche un modo per uscirne, nel caso avessero perso la memoria. E così, ad un certo punto dell'esperienza che stavano vivendo nella loro creazione, avveniva un'interruzione che faceva finire il gioco e li faceva tornare tra noi. Era difficile per noi capire quello che succedeva loro, perché sembrava davvero incredibile che laggiù si dimenticassero Chi Erano e che stavano vivendo la loro creazione, giocando col loro giocattolo."

- "E poi?" -  chiese l'angioletto, sempre più incredulo ed affascinato, mentre Sirio gli teneva dolcemente la mano, sorridendo.

- "Poi ci furono molte riunioni e consigli in tutto l'Universo, nelle diverse galassie. Si osservava quello che era accaduto, cercando di trovare una spiegazione. Passarono eoni senza che qualcuno riuscisse a spiegarsi come poteva accadere una cosa simile e quale rimedio si poteva trovare per continuare a creare, giocando e godendo delle creazioni senza questi inconvenienti.
Gruppi di saggi, riuniti nelle varie costellazioni, studiavano a fondo la questione ed ogni tanto mandavano qualche inviato speciale a verificare sul posto se la soluzione, od il rimedio escogitato, funzionava. Ci furono spedizioni da Cassiopea, dalle Pleiadi, dal Cigno ed anche dall'Orsa, ma i risultati erano scarsi, quasi nessuno riusciva a conservare la memoria. Ma ho detto "quasi", perché qualcuno ci riuscì e diede speranza a tutti quanti.
Comunque, per rispondere alla tua domanda specifica, ti dirò solo che, per evitare che qualche angioletto capitando per caso da quelle parti si sentisse inconsapevolmente attratto da quella creazione e finisse per caderci dentro perdendosi definitivamente, abbiamo messo delle barriere in modo che solo con un atto consapevole e volontario, conoscendo tutti i rischi, si potesse scendere su quel bel pianeta azzurro, proprio quello che hai trovato tu, anche se era stato creato apposta così piccolo e posto in quell'angolo sperduto del Cosmo, proprio perché non fosse trovato. Ma si vede che il richiamo paterno è stato più forte."

- "Paterno? Che vuoi dire!" - fece l'angioletto, sorpreso.

- "Voglio dire che quel piccolo pianeta azzurro è stato il giocattolo creato proprio da tuo padre nella notte dei tempi e da cui non è più riuscito ad uscire, ripetendo il suo gioco all'infinito."

L'angioletto parve sconvolto da quella rivelazione, ma anche eccitato perché ora sapeva esattamente cosa doveva e voleva fare: andare a recuperare suo padre per riportarlo da sua madre e dai suoi vecchi amici.



(parte IV)

Espresse questo suo desiderio ad alta voce e la sua amica Sirio fu contenta nel vedere l'ardore che mostrava il suo caro amico d'infanzia. Quella era la cosa per cui l'aveva amato profondamente, dal primo momento che l'aveva visto.

- "Allora vado." - disse l'angioletto - "C'è qualcosa che devo sapere, hai qualche consiglio da darmi?" - chiese al Gran Sole Centrale.

Sempre nella sua mente, una voce rispose:
- "La cosa più importante è che il tuo cuore rimanga limpido ed il tuo desiderio sia purificato dall'Amore che è in te. Non dimenticare mai la tua 'natura' e non lasciarti coinvolgere da tutte le cose belle ed eccitanti che troverai laggiù. Puoi sentirle ed anche giocare con esse, ma non perdere mai di vista la tua missione, il tuo desiderio più profondo, quello che hai espresso qui «far tornare a tuo padre la memoria e la coscienza di sé, per riportarlo da noi e da tua madre».

- "Va bene, lo farò." - disse fermamente l'angioletto - "Andrò laggiù e riporterò indietro mio padre."

- "Dovresti portare qualcosa con te, qualcosa da usare in caso stessi per perdere la memoria anche tu."

- "E cosa potrebbe essere?"

- "Un oggetto, un amuleto, un pensiero, qualsiasi cosa a cui tu sia legato da un sentimento profondo ed indelebile, che ti tenga ancorato alla tua perfetta natura di Amore."

- "Mmmmmm!" - pensò l'angioletto - "Cosa potrebbe essere."

- "Verrò io!" - esclamò Sirio -"Verrò io con te, sarò sempre al tuo fianco e ti basterà alzare lo sguardo al cielo per vedermi e risentire l'Amore che ci lega e ricordare la tua vera casa."

- "Si, certo, è stupendo! Grazie amica mia, sei davvero un tesoro inestimabile, oltre che una bellissima stella!" - disse sorridendo. Poi, rivolgendosi al 'Capo'  chiese:

- "Allora, siamo d'accordo? Posso portare Sirio con me in questo viaggio?"

- "Se questo è il suo desiderio lo accogliamo volentieri e vi salutiamo con la nostra benedizione:
«Che il vostro viaggio sia rapido, luminoso e di successo!»

- "Grazie, lo sarà!" - risposero in coro i due vecchi amici.

Poi l'angioletto, rivolgendosi alla sua cara amica stella, chiese:

- "Ora come facciamo a raggiungere quel pianeta azzurro? Era così piccolo e sperduto e non so proprio dove andare a cercarlo, adesso che sono qui, nel Nulla più buio che abbia mai visto."

Sirio sorrise a quella ingenuità e all'inesperienza del suo giovane amico e disse:

- "In genere come fai quando crei le cose?"

- "Beh, le penso. No, anzi, le vedo già come sono."

- "Bene, bene. Allora rivedi quella sfera azzurra e senti la sensazione che hai avuto la prima volta che l'hai vista," - e gli prese la mano."

Detto fatto! Appena l'angioletto ricordò quello che aveva vissuto, si ritrovarono vicinissimi al pianeta azzurro, proprio davanti a quella barriera gelatinosa e densa che l'aveva fermato."

- "Ecco, ci siamo. Andiamo?" - disse rivolgendosi a Sirio.

- "Mi dispiace amico mio, a me non è permesso entrare nelle creazioni degli angeli, ma non ti preoccupare, ti aspetterò qui fuori e sarò talmente luminosa e cambierò così tanti colori che saprai esattamente dove trovarmi ogni volta che avrai bisogno di me. Alzando gli occhi al cielo saprai sempre che sono qui con te e non ti sentirai mai solo, né avrai paura di perderti. Fidati."

- "Va bene." - disse l'angioletto, un po' triste in verità perché pensava che avrebbe condiviso con la sua amica questa avventura così nuova ed importante per lui.

Sirio vide la sua espressione triste ed aggiunse:

- "Su, dai, non essere triste. Pensa che il tuo compito è talmente bello e così importante che sarà di aiuto a tutti nell'Universo e poi, sei tu che l'hai scelto perché è il più grande desiderio che il tuo cuore abbia mai avuto, non è così? Se riuscirai in questa impresa avrai trovato la soluzione definitiva a questo problema della perdita di memoria che va avanti da tempo immemorabile (hehe, che gioco di parole!) e che ormai nessuno pensava più di risolvere.
Tu, amico mio, hai le qualità giuste per questo compito: l'ardore, la passione, l'Amore incondizionato, la purezza di cuore e l'innocenza; riuscirai sicuramente nell'impresa, ne sono certa! Già lo vedo e sono fiera di te."

- "Grazie Sirio!" - disse l'angioletto con le lacrime agli occhi, e le sorrise. Poi, subito riprese il suo sguardo fiero ed i suoi occhi tornarono a brillare.

Salutò la sua amica con gratitudine. Poi, con un forte abbraccio si scambiarono l'immenso Amore che provavano l'uno per l'altra e lei lo baciò dolcemente sugli occhi, augurandogli buon viaggio.

L'angioletto, allora, concentrandosi sul suo cuore e sul suo desiderio più grande, si tuffò in quella gelatina densa ed improvvisamente si sentì risucchiato verso il basso in un vortice senza fine.



(parte V)

Sballottato come in un frullatore gigante, l'angioletto cominciò a rivivere tutti i momenti e le sensazioni più belle della sua vita: la felicità della prima volta che aveva creato qualcosa più duratura di un battito d'ali; la gioia di quando giocava con Sirio a nascondersi tra le costellazioni aspettando che lei scoprisse dove fosse quella stella in più; la tenerezza di sua madre quando lo cullava tra le nuvole e lo stupore che provava ascoltando i racconti e le storie delle nebulose. Tutto scorse davanti ai suoi occhi in un attimo, poi, all'improvviso, tutto scomparve e si sentì stringere in una morsa e buttare fuori in un luogo molto rumoroso e con una luce accecante.

«Strano!» pensò «Come mai la luce mi dà tanto fastidio? E poi, tutto questo frastuono disarmonico, da dove verrà e cosa sarà mai?»

Sentiva anche una strana sensazione, come se avesse una barriera tutta intorno a sé che gli impediva di fondersi con tutto il resto.

«Mmmmh, sempre più strano, questa cosa è proprio solida, altro che gelatina, quella era bella soffice! Accidenti, ma dove sono capitato!»

Mentre stava riflettendo su questo, sentì una bella e morbida sensazione d'Amore sul suo viso. Cercò di vedere da chi venisse ma si accorse che non poteva vedere tutto, anche sforzandosi poteva osservare solo una parte di tutto quello che gli stava intorno. Mise a fuoco la zona da cui proveniva quella bella sensazione e scorse un volto.

- "Chi sei?" - disse - o almeno credeva di aver detto così. In realtà dalla sua bocca era uscito solo un "Ueeeeeeeeeee!"

«Ue? Ue? Ma che cos'è? Perché non riesco a dire quello che penso? Cos'è questa cosa che esce da questo mio nuovo strumento. Che sia difettoso? Dovrò ripararlo al più presto; se riuscirò a capire come funziona! Ma intanto, come faccio a comunicare? Sembra che questi esseri non sentano i miei pensieri.»

Intento a pensare a questo, contemporaneamente si sentiva avvolto da questo flusso continuo d'Amore, come una dolce onda che massaggiava ogni angolo di quel suo nuovo corpo così denso. Decise di ricambiare quell'Amore proprio come faceva con i suoi amici del cosmo, fondendosi l'uno nell'altro. All'improvviso avvertì una sensazione quasi di soffocamento e si ritrovò a stretto contatto con quell'Essere amorevole.

«Che bella luce che emana questo volto e quanto Amore esprimono i suoi occhi! Mi sta cullando come faceva mia madre, e che bel sorriso che ha."

L'angioletto si stava crogiolando in questa bella sensazione, quando si ritrovò nell'Universo stellato. Riconobbe subito la sua amica Sirio che lo stava aspettando e ne fu felice.

- "Allora? Com'è andata?" - esclamò Sirio.

- "Veramente non lo so, non ci ho capito molto. Ma… come faccio ad essere ancora qui? Cosa è successo?"

- "Beh, veramente non sei proprio qui, non completamente almeno. La parte consapevole di te è qui perché la tua nuova forma è addormentata laggiù, sul pianeta azzurro."

- "Ah, ecco!" - disse l'angioletto un po' perplesso.

- "Sai Sirio, non so proprio cosa fare laggiù. Sembra che non riesca a fare niente, non posso muovermi liberamente, non posso esprimermi e comunicare con gli altri Esseri, emetto solo suoni e versi indistinti, come farò a trovare mio padre se mi sento così prigioniero?"

- "Suvvia, prigioniero mi pare una parola grossa!" - rispose la sua amica.

- "E invece sì, lo dici perché non l'hai mai provato! Quella creazione è così densa che non riesco a fare nulla, non riesco a creare nulla, sono solo riuscito a mandare Amore all'Essere che mi cullava."

- "Vedi! Qualcosa puoi fare, vedrai che imparerai anche il resto."

- "Si, certo, chissà come! Sarebbe utile se avessi qualche informazione in più su questa creazione. Non si potrebbe andare a chiedere a qualche vecchio inviato delle costellazioni che c'è già stato? Tanto per sapere com'è, avere qualche consiglio, qualche suggerimento, qualche dritta insomma. In fondo sto facendo un lavoro per tutti, no?"

- "Allora, vediamo, da chi possiamo andare? Forse Cassiopea ci potrà dire qualcosa." - disse Sirio. - "Ricordo che un loro messaggero aveva fatto un'incursione una volta, ma non ho saputo più niente."

- "Va bene, andiamo."

Si stavano avviando verso Cassiopea quando l'angioletto avvertì una sensazione assai spiacevole che lo risucchiò istantaneamente, riportandolo di colpo nel corpo denso ed urlante.

«Aiuuutoooooo! Che sta succedendo! Sembra che mi stiano dilaniando, sento un'esplosione qui dentro! Aaaaarrgggggh!»

Poi, improvvisamente, qualcosa placò quella brutta sensazione. Era un dolce e caldo fluido che gli accarezzava l'interno, proprio come il nettare che aveva creato per le feste con gli amici angeli.

«Ah, meno male, mi ero proprio spaventato! Certo questa creazione sembra essere riuscita non proprio bene» pensò, ma poi guardò gli occhi dell'Essere dal cui corpo stava uscendo quel nettare miracoloso e ci ripensò.
L'Essere era dolcissimo e, guardandolo negli occhi, gli sembrava di riconoscere qualcuno, una particolare energia, ma non gli veniva in mente. Stava ancora fissando gli occhi brillanti e dorati del suo salvatore, quando si ritrovò tra le braccia di un altro Essere.

La vibrazione che percepiva ora era meno soave e più energica, ma vedeva ugualmente l'Amore che emanava dai suoi occhi verdi e dal suo sorriso. Poi, perse di vista il volto e si sentì scuotere da leggeri colpetti alla schiena fino a quando, proprio da lui, uscì con un sussulto un suono molto curioso e profondo. Avvertì anche che gli Esseri erano contenti e non si preoccupò più di tanto.



 (parte VI)

Si ritrovò da Sirio come se non fosse mai andato via.

- "Ah! Eccoti qui di nuovo! Per un attimo sei scomparso, lo sai? - disse l'amica stella.

- "Ho fatto una strana esperienza, terribile e bella allo stesso tempo. Prima sono stato risucchiato da qualcosa che non avevo mai provato - e che non era per niente piacevole - e poi sono stato calmato da qualcosa di caldo e dolce che usciva dall'Essere che mi cullava."

- "Qualcosa che usciva da quell'Essere? Che vuoi dire?" - esclamò Sirio.

- "Non so bene. Vedi? È per questo che dobbiamo andare da Cassiopea o da Pegaso, per avere informazioni e chiarimenti su questa creazione, perché io non ci capisco niente."

- "Ok, andiamo subito, prima che ti accada qualche altra cosa strana."

Si avviarono, per modo di dire, verso Cassiopea. In realtà si presero per mano pensando entrambi alla costellazione della doppia Vu e si trovarono subito di fronte ai 7 giganti: Cas, Caph, Tshir, Shedir, Ruchbah, Segin ed Achird.

- "Benvenuti fratelli, che cosa ci fate qui? Sirio, tu sei fuori zona, come mai?" - disse Cas, il maggiore dei giganti.

- "Salve a voi fratelli! Sto aiutando il mio amico angioletto in una missione speciale che aiuterà tutti noi. Ricordate la creazione del pianeta azzurro ed i problemi di memoria che procurava?"

- "Oh si, non ce ne parlare! È stata una cosa tremenda. Tutte le spedizioni che abbiano inviato sono fallite, ed i messaggeri sono tornati senza aver risolto il problema." - dissero tutti in coro.

- "Appunto! Proprio per questo siamo qui. Vorremmo informazioni e 'dritte' su quell'esperienza, per non ripetere gli stessi errori, così l'angioletto sarà più tranquillo e preparato e si sentirà meno perso laggiù."

- "Bene" - risposero i giganti - "Che volete sapere?"

- "Solo come si deve fare per creare evitando di perdere  la memoria."

- "Marfak!? Vai a chiamare Aurus! - (Malfak era uno dei fratelli più piccoli o almeno, meno giganti!)
- "Sapete, lui è l'ultimo che ci ha provato."

Aurus apparve al cospetto della costellazione, in tutto il suo splendore. Era un angelo molto bello con un'aria fiera e dolce ed era così luminoso da fare concorrenza a Cas.

- "Salve Aurus, questo angioletto è in missione per conto di tutto l'Universo e vuole sapere come ci si muove e come si crea sul pianeta azzurro, senza perdersi."

- "Salve a tutti e grazie per avermi convocato. Sono sempre disponibile a dare una mano, ma come pensate che farà, lui, così piccolo, a riuscire dove tutti gli altri hanno fallito?"

- "Perché io sono il figlio del creatore!" - irruppe l'angioletto.

I giganti si guardarono tra di loro e poi scrutarono l'angioletto, aggrottando la fronte, perplessi.

- "Si, è vero! - aggiunse Sirio - "È proprio lui!"

- "Vai avanti Aurus." -  continuarono i sette giganti.

Ed Auros cominciò il suo racconto.



(parte VII)

- "Dunque, non so proprio da dove cominciare. Capisco che può sembrare difficile all'inizio, ma ti assicuro che, a prescindere dal risultato, l'esperienza della densità vale proprio la pena. Vivere, sentire, toccare, annusare, vedere e gustare ogni cosa, ed in modo così… così… "solido" e "reale"! Vedi, tutto quello che creiamo qui muta all'istante ed è… inafferrabile, etereo, per quanto bello possa essere. Sul pianeta azzurro tutto sembra solido, non sembra semplice energia. Si può sperimentare ogni aspetto con questi 'sensi', gli attributi della forma, che hai per muoverti e fare l'esperienza, creati apposta per farti vivere al massimo questa incredibile creazione.
Se solo ci ricordassimo che anche quella è una nostra creazione!"

- "Perché, non è così?" - disse l'angioletto.

- "Eh, no, è proprio questo il problema. La nostra creazione è così reale e solida che sembra vera, anche se in effetti è solo un'illusione, un gioco fatto di pura energia, esattamente come qui."

- "E allora, come devo fare? Adesso non riesco nemmeno a muovermi ed esprimermi come vorrei!"

- "Vedrai, imparerai presto a controllare i tuoi movimenti e ad esprimerti col tuo nuovo strumento, le corde vocali, ma c'è una cosa che non devi assolutamente fare: credere di 'essere' la tua creazione. Lo so, sarà molto difficile perché ci saranno molte cose nuove e davvero affascinanti che ti faranno emozionare e perdere la testa, che ti faranno vibrare, anche quelle che non sono piacevoli, e crederai di viverle realmente, proprio come se stessero accadendo a Te, angioletto."

- "Allora? Come farò a non perdermi? Come farò a ritrovare mio padre senza perdere la memoria anch'io? Come potrò farla tornare a lui se non saprò più Chi sono?" - l'angioletto cominciava a vedere la sua come un'impresa impossibile!

- "Beh, è proprio questa la sfida, no? Rimanere consapevole di Chi Sei pur vivendo in un ambiente così denso, senza esserne coinvolto. Ci riuscirai?"

- "Non so, hai qualche consiglio pratico da darmi?"

- "Certo, sono qui per questo! Dovrai essere attento e guardare le cose come se le stessi vedendo in uno specchio."

- "In uno specchio? Che vuoi dire?"

- "Si, uno specchio. Per questo motivo è una creazione davvero affascinante! Ogni cosa di quella esperienza sarà stata creata da te, per ricordarti Chi Sei, ovvero che Tu sei il creatore di tutto. Perciò tutto rifletterà TE, quello che Sei realmente: pura energia ed Amore infinito. Quindi devi solo rilassarti, respirare profondamente e vedere la bellezza che ti circonda, quello che hai creato, senza entrarci e senza fare né pensieri o ragionamenti."

- "Ragionamenti? Che cosa sono?"

- "Devi sapere che in quella creazione agli Esseri è stato dato uno strumento molto potente, simile a quello che hai tu qui. Una intelligenza che ti fa creare qualsiasi cosa tu voglia. Ma, mentre qui è spontanea e guidata dal tuo cuore, e tu sei consapevole di questo, là, sul pianeta azzurro, tendi ad usare questo meraviglioso strumento solo al minimo, perché non ne sei consapevole e quindi lasci che la tua mente agisca autonomamente, inducendoti a credere che tu sei limitato e facendoti perdere l'essenza delle cose."

- Mmmmmh! Sembra davvero complicato!" - disse l'angioletto un po' avvilito.

- "Lo è e non lo è." - rispose Aurus - "Devi solo collegarti con il cuore pulsante, perché dentro a quel cuore c'è il Tuo cuore, quello vero. Perciò devi sentire e seguire ciò che ami di più, ciò che desideri di più ed istantaneamente lo vedrai materializzarsi nella tua realtà, anche laggiù, su quel pianeta così pesante. All'inizio sarà difficile capire come fare, anche a trovare il tuo cuore, ed anche quando penserai di stare creando col tuo vero cuore non ci crederai, perché non vedrai immediatamente le tue creazioni, come accade qui, perché in quella densità c'è qualcosa che qui non abbiamo: il Tempo."

- "Il Tempo? E che cos'è?" - «Accidenti! quante cose che devo imparare, certo mio padre ha fatto una creazione bella complicata! Capisco come ci si sia potuto perdere!» pensò.

- "Il Tempo è proprio quello che passa tra la tua immaginazione e la sua manifestazione, è ciò che serve per renderla visibile nel pianeta azzurro perché, a differenza di qui, quello che crei deve talmente diminuire la sua vibrazione, da diventare solido - almeno in apparenza -per poter essere percepito da quegli strumenti di cui parlavamo prima, i sensi, e quindi farti fare l'esperienza."

- "Uaoooo! Sembra davvero eccitante!" - esclamò Sirio, fino ad allora rimasta in silenzio, affascinata dal racconto di Aurus - "E molto, molto interessante."

- "Si, lo è." - rispose il messaggero di Cassiopea - "Ma ora ho parlato fin troppo! Ti lascio con un ultimo prezioso accorgimento che dovrai mettere in pratica per non abbandonare mai il tuo vero cuore, sperando che tu riesca a seguirlo, al contrario di quello che è successo a tutti noi che abbiamo fallito."

- "E quale?" - chiese ansiosamente l'angioletto.

- " Devi continuare ad amare e a giocare, come se fossi qui, perché così farai vibrare forte il tuo cuore palpitante e sentirai un'emozione così intensa che ti farà raggiungere il tuo vero cuore. Allora ti ricorderai che stai giocando ad un gioco che hai creato tu e potrai cambiare le regole quando e come vorrai, ed anche finirlo quando ti sarai stancato o avrai raggiunto il tuo scopo, terminando la missione."

- "Siiiiiii, giocare! Uaooo, che bello! Proprio una bella creazione ed anche un bel modo per non dimenticare, come è potuto accadere che mio padre, il creatore, si perdesse?"

- "Era una cosa nuova per lui e per tutti. Anche se aveva messo delle sicurezze, non aveva previsto tutto, soprattutto non aveva previsto che il gioco gli sarebbe piaciuto così tanto da non poterne più fare a meno.
Quindi hai capito, l'unica cosa che devi fare è divertirti, amare ciò che crei, scoprire le cose che ti fanno stare bene, che ti fanno sentire grande, espanso, che fanno scomparire i confini della tua forma apparente, solo così potrai sapere e ricordare Chi sei veramente e potrai gestire la tua esperienza creandola consapevolmente."

- "Va bene, lo ricorderò." - disse.

- "Ora, caro angioletto, hai tutto quello che ti serve per vivere la tua avventura senza perderti. Vai tranquillo e che l'Amore sia sempre nel tuo cuore!"

- "Grazie, caro Aurus" - dissero i giganti di Cassiopea. Puoi andare."

- "Si, grazie del tuo prezioso aiuto, Aurus." - risposero in coro Sirio e l'angioletto - "E grazie a voi amici di Cassiopea."

- "Arrivederci angioletto, hai tutto il nostro amorevole appoggio e sostegno in questa tua impresa davvero onorevole. Che la Luce e l'Amore ti accompagnino sempre!" - "… e anche la memoria!" - aggiunse sorridendo Marfak.

Tutti si unirono al sorriso di Marfak e salutarono i due amici che tornarono all'istante alla loro postazione in vista del pianeta azzurro.

- "Allora? Ecco che ci risiamo, sei pronto?" -  disse Sirio.

- "Si, penso di esserlo, ora so come fare. E poi ci sei tu qui, mi basterà alzare lo sguardo al cielo e vederti per ritrovare l'Amore nel mio cuore, se mai lo dimenticassi." - rispose l'angioletto.

- "Certo, sarò sempre con te, te l'ho promesso! E ti sussurrerò nei tuoi sogni durante le notti buie, se ce ne saranno, quando non riuscirai a venire qui. Perché ho la sensazione che man mano che avanzerai in quella avventura, sarai meno capace di tornare qui mentre una parte di te dorme laggiù. Comunque, che l'Universo sia con te! Buona esperienza!" - concluse Sirio e lo abbracciò forte facendogli sentire tutto il suo calore e tutto il suo Amore infinito.

- "Ciao Sirio, mia adorata stella, sento che sto per tornare laggiù, comincio ad avere quelle strane sensazioni di disag……"

Non finì di dire la frase che si ritrovò urlante in quella forma, così stretta, della creazione di suo padre.



(parte VIII)

Sentì di nuovo quelle sensazioni, prima di disagio e poi di benessere, tra le braccia di quell'essere così dolce.
«È proprio una bella sensazione!» pensò «devo proprio ricordarmela per raccontarla ai miei amici. Ora devo solo stare attento a non distrarmi per non perdere la memoria.»
Appena fatto questo pensiero, ecco che qualcosa attrasse la sua attenzione. Era qualcosa di molto colorato che gli svolazzava davanti.
«Ma cos'è questa cosa? Perché può volare? E sembra così leggera! Proverò a toccarla.» E così, fece qualche tentativo ma i suoi movimenti erano scoordinati e quella cosa svolazzante si stava allontanando.

- "Su bella, avvicinati, fatti sentire, voglio vedere bene tutti i colori ed i disegni del tuo bel vestito."

Non si aspettava davvero che quell'esserino sentisse i suoi pensieri e invece si, non solo si avvicinò ma si posò delicatamente  proprio sul suo naso, facendogli il solletico.

- "Mmmmm, ora hai esagerato!" - pensò l'angioletto - "Così non riesco a vederti bene. Ma, siete due?"

L'esserino colorato volò via ridendo e disse:

- "Ma no, che dici! Sono solo io." - e poi, posandosi sulla sua mano - "Così va meglio?"

- "Certo, va bene ma, come fai a sentire i miei pensieri? Pensavo che qui non ci riuscisse nessuno!"

- "Gli esseri come te, gli umani, non ci riescono quasi mai, ma noi si."

- "Voi chi? - chiese l'angioletto.

- "Noi farfalle ed anche gli altri animali, e le piante e persino le pietre."

- "Non so di cosa parli. Purtroppo sono appena arrivato qui e non so molto di questo posto. So solo che è una creazione molto complicata ed anche un po' pericolosa per me."

- "Perché, tu chi sei? A me sembri un comunissimo bambino, figlio degli umani, cosa c'è di strano?"

- "Beh, in realtà sono un angioletto, ho preso questa forma per poter venire qui a cercare mio padre, arrivato qui tanto tempo fa. Sai, tutto questo è una sua creazione, anche tu, credo, fa tutto parte del suo gioco, ed ora anche del mio."

- "Gioco? Boh? Schiocchezze! Che vuol dire gioco. Quello che faccio io volando qua e là, incontrando amici e gioendo insieme, tu lo chiami gioco? Se è così è molto divertente e piacevole."

- "Senti farfallina, tu che conosci tante cose e puoi volare qua e là, potresti aiutarmi a conoscere un po' meglio questo posto? Almeno con te riesco a comunicare. Ti prego!"

- "Va bene, per me non c'è nessun problema, posso anche farmi aiutare dai miei amici e dalle mie sorelle, ora vado a cercarne qualcuna." - E si allontanò svolazzando fuori dalla finestra.

«Che strano modo di volare!» pensò l'angioletto «Non va mai dritta, ondeggia e fa delle curve, sembra mossa dal vento, senza seguire alcuna direzione precisa. Però è così bella, tutta così colorata e leggera."

Stava così assorto nei suoi pensieri quando si sentì sollevare. Poi qualcuno lo immerse in un liquido tiepido e lui si sentì finalmente più leggero, provando quasi la stessa sensazione di quando era nel cosmo. L'essere amorevole gli teneva solo la testa e lui era libero di muoversi, e ci riusciva!

«Che bello! È proprio divertente! Finalmente un po' di libertà. Questo fluido lo "sento" proprio, è come una carezza su di me; allora questo involucro non è poi così male!» E cominciò a sgambettare sempre più, fino a quando…

- "Ouch! Ouch!" - Improvvisamente si sentì soffocare e chiuse gli occhi perché qualcosa gli arrivò in faccia entrandogli in tutti i buchi, ed il suo corpo cominciò a vibrare tutto emettendo suoni ritmici che uscivano a getto dalla sua bocca.
L'essere amorevole allora, gli passò una mano sul viso e lui si calmò e riprese a respirare come prima.

«Accidenti! Cosa è stato! Per un attimo non ho visto più niente»

Il divertimento finì presto perché si trovò di nuovo costretto in un morbido e caldo abbraccio. Poi fece un'esperienza davvero incredibile e stupenda, forse anche più bella della precedente.
Era di nuovo libero da costrizioni ma non era più nel fluido, sentiva un contatto caldo dietro di lui mentre osservava gli occhi dolci e brillanti dell'essere che aveva davanti e che gli stava facendo qualcosa. Erano come delle onde che lo attraversavano dalla testa ai piedi, ritmicamente e lentamente. Era come essere di nuovo in un fluido, ma questa volta asciutto.
Qualcosa scorreva su di lui e l'angioletto avvertiva sempre più una sensazione di benessere che saliva e scendeva. Poi, ad un tratto, qualcosa fuoriuscì da lui con un getto, una cosa molto calda e liquida che fece girare la testa all'essere che gli stava facendo quella bella cosa.

«Accipicchia!» pensò «Ecco un'altra cosa strana; allora anche da me esce qualcosa di fluido e caldo, e senza che io lo voglia o lo possa controllare, cosa sarà?»

Intanto era stato risciacquato e rivestito, giusto in tempo, perché cominciava a sentire di nuovo quella tremenda sensazione al suo interno, come un'esplosione. Per fortuna l'essere amorevole si avvicinò a lui e gli permise di bere quel soave nettare che lo placò. Poi, lentamente, scivolò in uno spazio buio, senza più nulla.


 (parte IX)

Passò un po' di tempo prima di ritrovarsi da Sirio.

- "Eccoti qui!" - disse Sirio - "Mi stavo preoccupando! Allora? Racconta dai."

- "Ciao cara, niente abbraccio?" - disse l'angioletto, sorridendo e facendo l'occhiolino.

- "Ah, si, certo." - E si abbracciarono intensamente. - "Perdonami, ero impaziente di sapere com'era andata questa volta, ora che ne sai di più."

- "Si, è andata meglio. Ho vissuto nuove cose e mi sono sentito più libero, meno legato e, sai una cosa? Questi sensi sono proprio una figata! Ho anche fatto amicizia con una piccolissima creatura svolazzante, leggera e coloratissima."

- "Chi?" - chiese Sirio molto incuriosita.

- "Si chiama farfalla e comunichiamo col pensiero. È molto gentile e sembra conoscere molte cose del mondo laggiù. Le ho chiesto se mi può aiutare ed ha accettato, ma poi è volata via a cercare le sue sorelle proprio quando l'essere amorevole mi ha preso e mi ha fatto sgambettare in un fluido molto piacevole in cui mi sentivo libero di muovermi e quasi senza peso."

- "Bello!" - esclamò Sirio.

- "Si, bello, anche quello che è venuto dopo, delle onde che mi attraversavano tutto, delle carezze ma molto più forti e… non so come spiegarle, sono molto diverse da quelle che ci scambiamo qui. Qui sono come dei soffi di vento, leggere, quasi impalpabili, più che altro sono vibrazioni, là invece, sono intense, proprio eccitanti, forti come una tempesta solare, non so come altro dirlo."

- "Mmmmh!" - sospirò Sirio - "Sembra davvero eccitante questa cosa! Mi stai facendo venire la voglia di provarla, peccato che io non possa farlo! Meno male che almeno ho te che mi racconti, anche se non posso capire completamente ciò che dici e che provi e neanche immaginarlo."

- "Accidenti!" - disse improvvisamente l'angioletto - "Mi sa che devo già tornare, mi sento strano, intorpidito, e comincio a non vederti più bene."

- "Allora vai amico mio, ma torna presto, non dimenticartiiiiiiiiii……"

L'eco di Sirio si perse nello spazio e l'angioletto si ritrovò urlante nella suo nuovo veicolo, così chiamava questo involucro denso che lo circondava, limitandolo.

«Spero proprio che finisca presto questo tormento. Non ne posso proprio più di questo vai e vieni così brusco e di sentire ogni volta queste esplosioni all'interno di questa cosa. I sensi non danno sempre sensazioni piacevoli. Forse mi ero un po' illuso che fosse tutto bello. Meno male che qui c'è qualcuno che si prende cura di me con Amore, altrimenti che farei?! Quanto Amore che sento per questo essere così dolce e bello. Sento che tra noi scorre un flusso di energia magico che fa stare bene entrambi. È una cosa davvero meravigliosa ritrovare, in questa densità, lo stesso sentimento puro che ho nel cosmo, quando vibro molto di più assieme ai miei fratelli.»

- "Oh Marc, quanto sei bello! La mamma ti ama tanto, lo sai?"

E si, lo sentiva, lo sapeva ma… 'mamma', aveva detto 'mamma'? Cosa voleva dire? Forse che aveva una mamma anche lì, in quella forma? Ah, forse era quella l'energia che aveva riconosciuto subito in quell'essere amorevole, l'energia della mamma, simile a quella della sua mamma celeste.

«Che bello! Anche qui ho una mamma che si prende cura di me e mi ama. È stato bravo mio padre a crearla, ha pensato proprio a tutto! Per non sentirsi solo in questo gioco ha creato questa figura di conforto e sostegno, per fortuna!»

Cercò di rispondere alla sua nuova mamma ma, come sempre, gli uscirono solo strani versi ma almeno riuscì ad abbozzare un sorriso.

- "Ehi Ben!" - gridò sua madre - "Corri, vieni a vedere, Marc ha sorriso!"

«Ben? E adesso chi è Ben?» pensò l'angioletto. Ma non finì il pensiero che vide quell'altro essere, quello con l'energia più forte, che si avvicinò e lo baciò sulla fronte.

- "Hai visto com'è bello il tuo bambino? E che aria solare che ha! I suoi occhi sono così brillanti ed il suo sorriso così gioioso e sereno. Siamo stati proprio fortunati!"

- "Si, hai ragione cara, è proprio splendido!"

«Mmmmm» riflettè l'angioletto «penso proprio che questo sia una specie di padre. Si, dev'essere così; mio padre deve aver fatto una copia di tutto qui, ma molto densa e strana, chissà quando potrò interagire con loro, comunicando i miei pensieri. Per ora non riesco a fare proprio nulla, a parte questi versi e questi sorrisetti.»

Stava osservando i suoi nuovi genitori quando notò la sua amica farfalla sul bordo della culla in cui si trovava.

- "Ciao bella, come stai? Vieni qui da me."

- "Ciao bimbo, aspetto che questi umani si allontanino, così stiamo più tranquilli."

Appena possibile la farfallina si avvicinò all'angioletto posandosi sulla sua manina.

- "Allora, come va?"

- "Bene, bene, e tu, dove sei stata?"

- "In giro sui prati fioriti, è così bello stare in compagnia dei fiori, sono così profumati e… così buoni!"

- "Buoni?"

- "Si, buoni, noi farfalle ci nutriamo di loro."

- "Ma non gli fa male?"

- "No, anzi, sono molto contenti, è un bello scambio, a loro piace molto quando gli succhiamo il cuore."

«Ecco un'altra cosa strana!» pensò l'angioletto.

- "Ma ora guarda! Ti ho portato le mie sorelle." - e fece avvicinare tante altre farfalle coloratissime.

- "Guarda, Ben! Guarda quante farfalle sono entrate per stare intorno alla culla di Marc. Che meraviglia! Sembra che gli stiano dando il benvenuto!"

- "Si, è proprio bello, Lili, e sembra che a lui piaccia molto, gli fanno compagnia e lo divertono."

Essì, era proprio così, l'angioletto si stava proprio divertendo a vedere tutte quelle farfalle di mille colori che svolazzavano sulla sua culla poggiandosi ovunque sul suo corpo e facendogli un sacco di solletico, facendolo ridere a crepapelle.

- "Ciao piccolo, ma quanto sei carino!" dissero in coro alcune farfalle - "E che bella vibrazione che hai, proprio piacevole, sei davvero un bellissimo bambino."

- "Si, si," - fecero le altre - "proprio carino! Come ti hanno chiamato?"

- "Boh, non so."

- "Marc, l'hanno chiamato Marc, l'ho sentito io, prima." - disse la sua amica Vanessa.

- "Aha, carino Marc!"

- "Voi site belle, davvero belle, così colorate e leggere. Io non sono colorato così, almeno così mi appare questo involucro."

- "È vero, la tua forma densa non è molto colorata, ma tu emani una luce molto colorata tutt'intorno alla tua forma umana. È realmente uno spettacolo starti accanto, molto gioioso!"

- "Ora dobbiamo andarcene" - disse Vanessa - "ci aspettano nel bosco, ma torneremo più tardi, se vuoi naturalmente!"

- "Certo che voglio! Siete bellissime e mi mettete tanta allegria, sento che con voi vibro di più, e poi dovete ancora raccontarmi dei prati, dei fiori e del bosco, perché io non li conosco."

- "Okkei, allora a dopo." - dissero tutte le farfalline e volarono insieme fuori dalla finestra, formando una lunga fila disordinata.

L'angioletto rimase solo coi suoi pensieri e cominciò ad avvertire un soave suono che gli arrivava tramite questo strumento posto ai lati della sua testa. Poteva sentire realmente quella dolce melodia, non era solo nella sua mente! Avvertiva un'onda, anzi, una serie di onde che si susseguivano e facevano vibrare qualcosa dentro la sua testa.

«Stupefacente ed ingegnoso questo strumento! Davvero figo! Ora la musica sembra quasi qualcosa di solido."

Si lasciò cullare da quel suono e ben presto si addormentò di nuovo.


 (parte X)

Questa volta l'angioletto non tornò da Sirio.
Era perso in un sogno bellissimo in cui era circondato dalle sue amiche farfalle e giocava con loro rincorrendole su verdissimi prati pieni di fiori.
Rideva e si divertiva e provava una gioia immensa a vivere quelle cose, a godere della luce del sole, a camminare a piedi nudi su quel bel tappeto verde, così morbido e fresco, accarezzato da una leggera brezza che gli muoveva i riccioli dorati. Era proprio bello stare lì, respirare profondamente quell'aria profumata, osservare tutti quei fiori dai mille colori e dalle forme più diverse, ma tutte ugualmente preziose ed uniche, così come le sue amiche farfalle.
Correndo correndo ogni tanto inciampava ed approfittava per fare capriole, era così divertente! Arrivò così al limitare di una collina e, meraviglia delle meraviglie, vide un'immensa distesa azzurra che si perdeva all'orizzonte fondendosi col cielo. Si sentiva così felice ed appagato che sarebbe rimasto lì per ore, in contemplazione.
Nel frattempo le sue amiche farfalle gli avevano portato a conoscere degli esserini ancora più piccoli di loro, rossi, gialli ed arancioni con piccoli puntini neri, che quando camminavano sulla sua mano gli facevano il solletico.

- "Ma che carini!" - disse - "Chi siete?"

- "Siamo coccinelle e portiamo fortuna."

- "Fortuna? Che cos'è la fortuna?"

- "È la capacità di vedere tutto il bello che ci circonda, perciò siamo qui con te, perché tu ci riesci."

- "Perché, c'è qualcuno che non riesce a vedere tutta questa bellezza? Io non so più dove fermarmi ad osservare, l'erba, i fiori, le farfalle, gli alberi e questa bellissima distesa azzurra che mi dà un senso di infinito e di pace."

- "Eh, no, sai che molti non ci riescono? Sono talmente chiusi in questa forma e tutti concentrati su se stessi, che non riescono a superare il loro confine, per uscire ed accorgersi di tutto quello che di meraviglioso li circonda."

- "Mi sembra impossibile!" - esclamò l'angioletto - "Ma come si può fare!?"

- "Essì, è un problema che sorge spesso in questi umani, neanche noi ci spieghiamo come mai."

Stavano così parlando, quando una volpe si avvicinò a loro, attirata dalla bella luce colorata che emanava l'angioletto.

- "E tu chi sei? - «Quante meravigliose creature ci sono in questo posto, e quante forme diverse!»

- "Sono una volpe, così mi chiamano gli umani che devono sempre classificare, ordinare e dare un nome alle cose, non si accontentano di contemplarle, di scambiare energia ed amore con esse, cercano sempre di tenerle sotto controllo."

- "Perché?" - chiese l'angioletto Marc.

- "Eh, bella domanda!" - rispose la volpe - "Chissà, forse hanno paura di qualcosa!"

- "Paura? Che cos'è la paura?"

- "La paura è qualcosa che non li fa vivere serenamente, in armonia con noi, con le coccinelle, le farfalle e tutto il resto. Qualcosa che li priva della gioia e dell'entusiasmo di vivere, di scambiare, di condividere e fare esperienze meravigliose."

- "Mmmm, brutta cosa allora, un vero peccato perché c'è tanta bellezza qui e tanto da sperimentare, tante cose nuove da scoprire, inimmaginabili per me, che potrei andare avanti all'infinito. E com'è che viene questa paura?"

- "A volte accadono delle cose che evidentemente a questi umani non piacciono, forse perché se le aspettavano in un altro modo o per niente. Questa loro mania di organizzare  e programmare tutto fa in modo che non accolgano le cose come vengono e così non riescono a vedere il dono che ogni nuova esperienza porta loro: la conoscenza. Non riescono a seguire quello che il loro cuore dice e sente, perché c'è qualcosa in loro che si oppone, che comanda."

- "Che cos'è? Dimmi tutto, devo conoscere tante cose così forse potrò capire perché mio padre è rimasto intrappolato qui poterlo riportare a casa - anche se qui si sta così bene che mi sembra ovvio che nessuno se ne voglia andare!"

- "Non so bene cosa sia." - rispose la volpe - "Certo non è una cosa molto furba!" - disse strizzando l'occhio - "Perché si perdono la bellezza e la gioia, ed anche l'eccitazione, che c'è vivendo ogni momento con totale attenzione, osservando quello che si vive."

- "Si può fare qualcosa per aiutarli?"

- "Ci abbiamo provato!" - risposero in coro le farfalle - "Voliamo in modo così strano e disordinato così da distrarli dai loro pensieri, sperando che per un attimo guardino e vedano lo straordinario potere che ha l'essere attenti alla cosa che stanno osservando, essere presenti. Se ci riescono possono scoprire l'infinito, il fatto di non avere confini, se non apparenti solo nella loro mente."

- "Mmmmmh, interessante, quindi bisogna distrarli? O meglio, attirare la loro attenzione per farli uscire dalla paura?"

- "È un primo passo." - risposero le coccinelle - "Se riescono ad uscire dal loro confine abbastanza a lungo, possono sentire l'espansione del loro essere e fondersi con tutto il resto, vedendo così la bellezza in ogni cosa."

- "Ma, non sembra poi così difficile!"

- "Eh, lo dici ora perché sei piccolo e sei qui fuori, fuori dalla tua mente e dal tuo corpo!"

- "Come fuori dal mio corpo, che significa? Io sono ancora qui, altrimenti sarei da Sirio."

- "Ma non ti sei accorto che riesci a correre, a muoverti liberamente, a controllare i tuoi movimenti, non ti accorgi che sei consapevole di quello che fai, delle sensazioni che provi e che non ti meravigliano più come prima?"

In effetti l'angioletto dovette convenire che l'ultima cosa che ricordava era la musica e la difficoltà di esprimersi e comunicare con i suoi genitori in quella densa creazione. Allora, cosa era successo? Dove si trovava ora?
Questo gioco di suo padre diventava ogni giorno più complesso ed affascinante e lo incuriosiva sempre più.

- "Allora? Voi sapete dove mi trovo? E come fate a saperlo?"

- "Hehe!" - la volpe, le farfalle e le coccinelle fecero un sorrisetto misterioso. - "Lo vuoi proprio sapere?"

- "Certo che lo voglio sapere! Sembra che voi mi nascondiate qualcosa, avanti, sputate il rospo!"

Sentì che i suoi nuovi amici stavano per rispondergli ma non fece in tempo a sentire cosa gli stavano dicendo perché quei fastidiosi crampi interni lo riportarono alla realtà di quel suo involucro urlante e dolorante.

«Ahimè!» pensò «Ecco che ci risiamo, spero che la mia mamma arrivi presto a placare questo disagio. Ma, un momento, dove sono stato? Ricordo chiaramente che stavo parlando con Vanessa e le sue amiche e c'erano anche nuovi compagni, e allora? Non ci capisco proprio niente! E questi crampi… »

- "Ueeeeeeh!" - Ecco quei suoni uscire da lui come un'esplosione, scuotendolo tutto, sentiva anche qualcosa di umido che scorreva sulla sua faccia. «Dovrò raccontare tutto a Sirio, chissà se lei potrà darmi una spiegazione."

Per fortuna la mamma arrivò, interrompendo i suoi pensieri ed i suoi gemiti e lo cullò dolcemente dandogli il suo nettare d'amore che placò il suo dolore.


(parte XI)

Intanto Sirio se ne stava lassù, brillante come sempre nel cielo blu notte, osservando questa bella palla azzurra e bianca che ruotava lentamente in quello spazio sconfinato.
Era un po' di tempo che non vedeva il suo amico e pensò - «Possibile che abbia già perso la memoria? Che si sia già dimenticato di me? Che non possa più rivederlo?» - e per un attimo, pensando a questo, la sua luce diminuì. Per fortuna in quel momento il luogo dove si trovava il suo amichetto era illuminato dal sole e quindi nessuno notò quella variazione di luce.

Nel frattempo l'angioletto, tornato nella sua forma densa, continuava a sforzarsi e a combattere con le limitazioni che quel corpo fisico gli imponeva. Comunque, faceva piccoli progressi ogni giorno e riusciva sempre più a gestire i suoi movimenti e ad accorgersi di tutto ciò che lo circondava. Gli rimase però il dubbio su quello che aveva vissuto l'ultima volta che si era addormentato, proprio non riusciva a capire cosa fosse successo.
I suoi nuovi genitori erano amorevoli e lui cominciava ad adattarsi a quella nuova forma e ne scopriva le diverse qualità e sensazioni.

- "Cip, cip, cip." - uno strano e divertente suono attirò la sua attenzione verso la finestra spalancata e lui vide un altro essere svolazzante che si era fermato sopra un ramo del bellissimo Essere Verde che gli faceva sempre compagnia al di là del vetro.

- "Ehi, ciao! Chi sei?"

- "Ciao piccolo, sono un amico di Vanessa, mi ha mandato ad avvertirti che sta arrivando con le sue amiche per portarti una sorpresa."

- "Bello! Anche tu puoi volare! E che bella voce che hai, la posso sentire con questi strumenti posti ai lati della mia testa, sento le tue bellissime onde armoniche, diverse dalle solite, come mai, che fai di diverso?"

- "Canto, è la mia specialità. Mi piace molto cantare e cinguettare, è il mio modo per ringraziare la vita e tutto quello che mi circonda. Godo molto quando c'è il sole e lo saluto così. Anche questo mio vecchio amico, Pino, su cui mi riposo, gli faccio sempre compagnia col mio canto, a lui piace molto sai, e poi lui mi ricambia proteggendomi coi suoi rami e le sue foglie aguzze quando piove troppo forte per poter volare."

- "Ah, ecco, mi chiedevo chi fosse quel bellissimo ed imponente Essere Verde; emanava una bella energia, molto rilassante e rassicurante ed anche il suo profumo mi dava una dolce e benefica sensazione."

- "Essì, è proprio vero, il vecchio Pino è un gran saggio, come tutti i suoi fratelli, perché va tanto in profondità nella terra e si eleva tanto in alto verso il cielo per cui conosce molte cose di questo mondo ed ha vissuto tanti anni e conosciuto tante storie che potrebbe trascorrere ore a raccontartele."

- "Ottimo, così non avrò il tempo di annoiarmi e potrò approfondire la mia conoscenza più velocemente e sapere quello che mi serve per ritrovare mio padre."

- "Tuo padre? Ma non è qui con te? Io lo vedo dalla finestra!"

- "No, parlavo del mio vero padre, quello che ha creato te, Pino e tutto il resto, quello che ha creato questo gioco così complesso che si è perso, non riuscendo a ritrovare la strada di casa."

- "Davvero?" - disse sorpreso l'uccellino - "E quale sarebbe la tua casa?"

- "L'Universo, lo spazio infinito, il luogo dove si può creare tutto istantaneamente e dove tutto può accadere."

Stava spiegando questo al suo nuovo amico volante, quando uno sciame di farfalle colorate irruppe nella sua stanza facendo cadere qualcosa nella sua culla.

- "Ciao bimbo, come va? Ti siamo mancate? Vedo che hai fatto amicizia con Birdy, il nostro amico uccellino."

- "Si, certo, è molto simpatico ed allegro, ed ha una voce stupenda! Ma voi, cosa avete portato? Non riesco a vederlo bene e non riesco a prenderlo."

Allora le farfalle in gruppo si avvicinarono alla sua culla cercando di mettergli a portata di mano la sorpresa che avevano per lui.

- "Che meraviglia!"

- "Ti piace?"

- "Si, molto, e che buon profumo che emette, che cos'è?"

Appena fatta questa domanda gli venne in mente un flash e si ricordò di avere già visto quella cosa, anzi tante di quelle cose in mezzo ad una distesa verde."

- "È un fiore, non ricordi?"

- "Si, in effetti ricordavo qualcosa ma non capisco come, io sono appena arrivato qui, come faccio a conoscerlo?"

- "Hehehe!" - le farfalle fecero un sorrisetto.

- "Allora? Mi dite per favore?"

- "Dai, sforzati un po' a ricordare, dove li hai visti?"

Improvvisamente l'angioletto si ricordò di tutto: della sua corsa nei prati fioriti, della magnifica vista sulla sconfinata distesa di acqua blu, della sua amica volpe…

- "Si, ora ricordo ma, ma, dov'ero? Come mai ho questi ricordi?"

- "È quello che stavamo per spiegarti quando sei scomparso. Ti sei svegliato e quella è stata un'esperienza vissuta in un sogno."

- "Cos'è un sogno?"

- "Il sogno è un'altra realtà, una via di mezzo tra questa e densa ed una più eterea. Forse è addirittura più reale di questa, è un luogo dove vivi cose alternative, in cui sei meno limitato che in questa forma, pur avendo la stessa forma, in genere. È come se mantenessi i tuoi poteri, quelli che qui hai dimenticato o non sai come gestire quando sei sveglio. Oppure sono insegnamenti che arrivano dalla parte di te che è senza forma e che ti aiutano ad avanzare in questa dimensione. In ultimo possono essere i tuoi desideri più profondi che si manifestano così quando dormi."

- "Mmmmm, molto interessante, dovrò raccontarlo a Sirio quando la vedrò."
«Già, Sirio, me n'ero quasi dimenticato, allora non sono stato da lei l'ultima volta, accidenti, sarà in pensiero per me.» pensò.

- "Sirio? Chi è Sirio?"

- "È la mia amica del cuore che mi aiuta in questa impresa. È la mia stella, il mio faro nelle notti buie e la mia ancora di salvezza nel caso non ricordassi più Chi Sono veramente."

- "Dev'essere bello avere un'amica così. Ma sul serio c'è questo pericolo? Che tu perda la memoria?"

- "Pare di si."

- "Possiamo conoscerla?"

- "Non credo, non sta qui e non può venire, però la potete vedere. Tutte le notti brilla e la sua luce è così scintillante e multicolore che non potete sbagliarvi."

- "Grazie, la vedremo, ma tu non preoccuparti, ci saremo anche noi ad aiutarti a ricordare. Ora dobbiamo andare, si stanno avvicinando i tuoi genitori, è ora del bagnetto."

- "Oh, si, bello, adoro il bagnato, mi posso muovere liberamente, è molto divertente."

- "Allora ciao, alla prossima volta, ti lasciamo in compagnia di Birdy e Pino."

E volarono via dalla finestra col loro solito andare scomposto. Intanto Birdy continuava a cinguettare e Pino emanava una soave energia ed il suo balsamico profumo."

- "Ciao, a presto!" - e si sentì sollevare dalle mani sicure di suo padre.


(parte XII)

- "Eccomi! Ci sono riuscito ancora!" - esclamò l'angioletto arrivando da Sirio.

- "Pfiuiii! Meno male, pensavo di averti già perso! - rispose Sirio - "Allora? Cosa è successo?"

- "Fatti abbracciare! Avevo tanta voglia di riabbracciarti! Questi umani sono amorevoli ma la fusione che avviene tra noi quando ci abbracciamo è tutta un'altra cosa."

- "Si, è vero," - disse Sirio - "Devo ammettere che anche a me mancava un po' stringerti tra le mie braccia e sentire la vibrazione del tuo cuore a contatto col mio. Ma ora siamo qui, racconta."

- "Aspetta un momento, fammi ancora assaporare la sensazione di essere senza peso, di fluttuare e fondermi con tutto. Mmmmmmm, è davvero magnifica! Ora posi apprezzare di più questa libertà, questo essere senza limiti e potermi espandere come voglio. Che goduria!"

Nel frattempo una cometa sfrecciò proprio vicino a loro e li salutò con una piroetta.

- "Ehi tu, aspetta! Ci sono novità in giro per il cosmo?"

- "Salve ragazzi, vado di fretta, ho un appuntamento con un asteroide vicino al sole giallo, spero sia ancora da quelle parti."

- "Su, dicci rapidamente, hai notato qualcosa?"

- "C'è una notizia che gira tra galassie e nebulose, pare che un angioletto stia tentando di fare una cosa rivoluzionaria, portare la conoscenza, la consapevolezza della creazione in un pianeta con una densità moooolto elevata."

- "Hehe!" - Sirio e l'angioletto si guardarono scambiandosi l'occhiolino e sorrisero. - "Ah si? Davvero?" - fecero in coro.

- "Si, si, pare di si. Ma ora devo proprio andare. Baiiiiii!"

- "Accidenti, è davvero una cosa incredibile! Allora ciaooooooo!"

E la cometa sparì nel blu profondo del cielo.

- "Vedi, sei già famoso." - disse Sirio al suo amichetto.

- "Già, così sembra, ma non è detto che ci riesca; per ora sto solo imparando a muovermi e ci sono un mucchio di cose da capire, come i sogni per esempio."

- "I sogni?"

- "Si, i sogni. Quando mi sono addormentato l'ultima volta non sono venuto qui, ricordi?"

- "Ovviamente, sei sparito! Dove sei andato?"

- "Ecco, è proprio curioso, ho vissuto un'esperienza come se fossi in quella dimensione densa, ma ero più grande, ero cresciuto, potevo correre e vedevo posti nuovi, ho anche incontrato e parlato con altri esseri che mi hanno spiegato un po' di cose. La cosa più strana è che era tutto così "reale", potevo toccare ed annusare tutto, i miei sensi erano all'opera, poi, ad un tratto, mi sono ritrovato urlante nella mia culla, in quel corpo così impacciato."

- "Davvero strano, ti sei dato una spiegazione?"

- "C'erano le mie amiche farfalle che me la stavano per dare. Poi ho conosciuto anche un bellissimo essere che vola e canta con una vibrazione stupenda, ed un altro che è fermo davanti alla mia finestra e mi fa sempre compagnia coi suoi racconti; è molto vecchio e saggio ed emana una vibrazione rilassante."

- "Quanti nuovi incontri e quanti amici. Non è male quel posto allora! Ma, questa storia dei sogni?"

- "Non ho ancora ben compreso cosa siano, mio padre si è divertito a rendere le cose complicate e misteriose, sembra una scatola cinese o un puzzle. Dovrò ancora sperimentare qualcosa prima di potertelo spiegare bene."

- "Okkei mio caro, ma fai sempre attenzione a stare allerta, presente a te stesso, e non dimenticarti di me."

- "Come potrei, sei la stella del mio cuore, la luce della mia anima, la mia più cara amica! A proposito, le mie amiche farfalle volevano conoscerti perché gli ho parlato di te, ma ho detto loro che non era possibile per te venire laggiù."

- "Grazie, salutale da parte mia. Ora va prima di sentirti male di nuovo." - Staccò un suo ricciolo di luce e lo chiuse nella mano del suo caro amico - "Solo un piccolo promemoria" - disse - e lo baciò teneramente sulla fronte.

- "Ciao mia adorata Sirio, spero di tornare presto da te."

Così si lasciarono e Sirio rimase sola soletta, si fa per dire, nell'immenso vuoto blu della notte cosmica, pensando «Chissà quanto ancora dovrò aspettare qui, ogni tanto mi sento un po' sola. Forse potrei fare un giretto ora che è appena stato qui, non tornerà mica subito.» e si allontanò. Girovagando tra le galassie riprese la via Lattea ed arrivò in una parte dello spazio profondo dove non era mai stata. Le stelle sembravano essersi dileguate e c'era pochissima luce, man mano che avanzava il buio si faceva sempre più intenso finché si sentì risucchiare in un vortice scuro e denso che spense la sua luce.
«Oddio, che sta succedendo! Dove sono finita! Accidenti alla mia impazienza e curiosità, me ne potevo restare buona buona al mio posto, senza far danni? E adesso? Che faccio se l'angioletto mi cerca nel cielo?»
Così preoccupata si lasciò portare dal vortice, non potendo opporre resistenza. Sembrava un roteante tunnel senza fine, sempre più nero ma, stranamente non si sentiva a disagio anzi, era curiosa di sapere dove sarebbe arrivata.

Intanto sulla palla azzurra tutto procedeva come sempre. L'angioletto si era svegliato con i soliti crampi al suo interno - «questa storia deve finire!» pensò - i genitori lo calmarono, nutrirono e coccolarono, accudendolo nei suoi bisogni, ed i suoi - ormai vecchi - amici gli fecero visita di nuovo, raccontandogli cosa era successo nel mondo là fuori, mentre lui era beatamente addormentato, ma in realtà molto sveglio e con Sirio. Gli fecero anche una sorpresa portandogli l'amica del sogno, la volpe, che fece capolino dal davanzale della sua finestra, senza però farsi vedere dagli umani adulti che si sarebbero di certo spaventati non capendo il loro legame.
Il saggio e vecchio pino gli raccontò altre fantastiche storie tenendogli compagnia nei pomeriggi d'estate, così lui poteva imparare più in fretta le regole di quel mondo affascinante che gli sarebbero servite per la sua ricerca del padre.

Ma… e Sirio? Dove eravamo rimasti con Sirio? Ancora un po' e lo scoprirai. Intanto fatti una bella tazza di tè, o di cioccolata e gustati due biscotti, poi mettiti comodo e rilassati, che il viaggio continua!


(parte XIII)

Dunque, Sirio, dov'era finita? Ah si, il vortice.

Sirio si lasciò trasportare da questa corrente vorticosa, non immaginava proprio dove sarebbe finita ed era un po' dispiaciuta e preoccupata per il suo amichetto, e se l'avesse cercata? Allo stesso tempo però, era incuriosita da quella nuova, misteriosa avventura. Non era sicura di quello che stava sperimentando; era una specie di sospensione, di vuoto; nessun pensiero, nessuna idea o previsione del dopo e neanche aspettativa, solo calma, presenza ed attenzione a ciò che sentiva e che le si presentava davanti. Non brillava più e così aveva anche smesso di svolgere la sua funzione principale, quella per cui era stata creata.

«È proprio una strana sensazione non emanare luce, almeno così mi sembra. Non dover più servire a rischiarare la via a qualcuno o stare ferma in un posto. Mmmmm, questo dà da pensare ma ora ho solo voglia di sentire ed essere così come sono, senza scopo. In fondo sono sempre io, Sirio, anche senza questa luce.»

Cercando di assaporare questa sua nuova condizione, si accorse che il buio non era più così scuro. Il nero si stava tingendo di sfumature colorate sempre più intense e frequenti.

- "Uuh! È proprio bello sentirsi colore!" - esclamò.

Eh sì, perché man mano che attraversava i colori, diventava lei stessa colore ed era una sensazione mai provata. Attraversando il rosso provò una sensazione assai eccitante, resa più soave quando si fuse col giallo. Poi improvvisamente si sentì cullata da una dolce onda, diventando rosa pallido; poi di nuovo fresca e leggera passando attraverso l'azzurro. Arrivando al verde fu pervasa da una serenità ed un grande Amore, come quello che avvertiva stando accanto al suo amico angioletto.

- "Che meravigliosa e straordinaria esperienza!" - urlò in mezzo a quel frastuono di colori - "Chi se lo sarebbe mai aspettato, mi sto proprio divertendo!"

I colori si intensificavano susseguendosi e fondendosi con mille tonalità e sfumature che le davano altrettante sensazioni. Il buio era quasi ormai scomparso del tutto e quando si ritrovò ad essere viola sentì che era colma di gioia e che sarebbe arrivato qualcosa di magnifico. Infatti ci fu un'esplosione di tutti i colori che si trasformarono in una cascata di luce dorata e frizzante che la fece illuminare di nuovo.

«Uauh! Incredibile! Emano di nuovo luce ma ora è centomila volte più brillante e multicolore e mi sento talmente espansa! È come se fossi rinata dopo aver sperimentato ogni gradazione e vibrazione, dalla più bassa alla più elevata, dalla più delicata alla più eccitante. Ma ora, dove mi trovo? È così pieno di luce qui che faccio fatica a percepirmi, tanto sono fusa con tutto il resto.»

- "Ciao Sirio, benvenuta!"

Una voce comparve dal nulla, senza una precisa direzione.

- "Chi è che parla e dove mi trovo?"

- "La tua curiosità ti ha portato ad esplorare zone mai raggiunte prima, ti sei spinta oltre i tuoi soliti confini ed hai vissuto nuove esperienze che ti hanno fatto crescere fino ad arrivare qui."

- "Si, ma qui dove?"

- "La tua fiducia nel lasciarti andare e la tua presenza nel vivere questo passaggio di trasformazione, ti ha condotto alla Fonte, il luogo dove tutto ha inizio e fine in un moto immobile, eterno ed istantaneo."

- "Cioè? Spiegati meglio, non comprendo, sembra tutto un controsenso. Tu chi sei?"

- "Io sono la Creazione, la spinta, l'input, il desiderio, la curiosità, l'Amore… tutto quello che la tua luce vuole Io sono. Io sono Te alla massima e totale espressione, luce nella luce o buio nel buio, senza limiti e confini."

- "Per questo non riesco a distinguere me dal resto? Sento di essere tutto."

- "Esattamente, hai centrato il punto! Tu sei tutto ed io sono te che ti stai dando le risposte."

- "Allora, ora che devo fare?"

- "Cosa vuoi fare?"

- "Voglio tornare ad aiutare il mio amico angioletto, gli ho fatto una promessa e non posso lasciarlo solo."

- "Va bene, ora sai chi sei e quello che puoi fare con la tua rinnovata luce; vai, corri nel tuo universo e splendi come non mai."

Appena ascoltata questa risposta, Sirio si accorse di essere di nuovo nel vellutato cielo blu notte, in vista della bella palla azzurra.

«Uh, meno male sono di nuovo qui. Ma che bella esperienza, davvero istruttiva ed eccitante ed ora è vero che brillo di più e con maggiori sfumature di colore che diventano tutte più o meno dorate. Chissà nella vita del mio amichetto quanto tempo sarà passato, speriamo che l'angioletto non sia venuto a cercarmi quando non »

Non aveva neanche finito di pensare questo che ecco arrivare il suo amico, tutto sorridente e vispo.

- "Ciao Sirio, come sei bella oggi! Sbaglio o sei più luminosa del solito?"

- "No, non sbagli, stavolta sono io che devo raccontarti un mucchio di cose."

- "Davvero? E cosa potrai mai raccontarmi tu che rimani sempre fissa quassù!"

- "Beh, ecco, ehmmm, devo confessarti che non sono rimasta proprio fissa ed immobile, mi annoiavo un po' e così sono andata in giro, mi sono allontanata più del solito e… mi sono persa."

- "Persaaaaaaa, come persa!"

- "Si, persa. Sono caduta, o meglio, sono stata risucchiata in un vortice buio e denso, ora ti racconto tutto."

- "Si, si, sono proprio curioso." - rispose l'angioletto - "Tanto a me sono successe le solite cose. Avanti, ti ascolto, sono così curioso!"

E così Sirio iniziò il racconto della sua strabiliante avventura che noi conosciamo già.


(parte XIV)

La persiana era socchiusa e penetrava un flebile raggio di sole che colpì gli occhi dell'angioletto umano che si svegliò. Era contento che Sirio avesse vissuto e gli avesse raccontato quella straordinaria esperienza, ma era anche un po' geloso perché avrebbe voluto condividere con lei quella bella avventura. Si rigirò a fatica sul fianco ed abbracciò quel morbido e buffo oggetto che i suoi genitori gli mettevano accanto per tenergli compagnia. Pensava a tutto il tempo che ci sarebbe voluto in quella densità per crescere fino a poter essere in grado di svolgere la sua missione ed era un po' scoraggiato. Gli sembrava di non fare progressi in quella forma, era così difficile raggiungere anche solo un piccolo miglioramento.

- "Ah, ecco qui il mio adorato piccolino!" - disse Lily - "Come va? Hai dormito bene amore?"

Marc, ovvero l'angioletto umano, fece un radioso sorriso, gli piaceva molto il contatto con quella bella energia di Amore che emanava la sua mamma terrestre.

- "Nghe, eegr, brrr, burp, yeaag,aaaappr" - questo fu tutto quello che gli uscì dalla bocca come risposta. «Accidenti, ancora questi strani suoni, ma quando comincerò a comunicare davvero come si deve? Già, ma 'come si deve'?» Stava ragionando su questo quando si accorse che in effetti stava già comunicando - ed anche molto bene - con la sua mamma, anche se non con le parole. Erano piccole cose fatte di sguardi, occhi negli occhi, sorrisi carezze, tenerezze, era tutto così bello! Era un flusso che scorreva tra loro ininterrottamente, andava e veniva in un moto lento ed avvolgente. «In fondo a che mi servono le parole, sto così bene così, ci diciamo così tanto!»

Lily sembrò afferrare quello che suo figlio stava pensando e gli sorrise baciandolo sulla fronte, poi prese il biberon e glielo accostò alla bocca.
«Uhu, ed ora cos'è questa novità? Mi piaceva di più l'altro strumento da cui usciva questo nettare, era soffice e caldo e poi, era una parte di lei! Questo coso cos'è?»
Fece una smorfia, rifiutandolo, ma poi il suo interno cominciò a tirar calci e lui fu costretto ad attaccarsi al ciuccio per placare quel fastidio ed iniziò a succhiare guardando sempre la sua mamma negli occhi.

- "Ciao cara, sono tornato." - Urlò Ben dall'ingresso - "Dove sei?"

- "Sono qui Ben, sto dando il biberon a Marc." - «BIBERON? Oh, questo coso duro dev'essere il biberon.» pensò l'angioletto.

- "Eccovi qui, come sta andando l'esperimento del biberon?"

- "Mmmm, all'inizio così così ma ora bene, sembra, si sta adattando così potrai darglielo anche tu." -   «Cos'è questa storia?»

- "Si, anzi, fammi provare subito, vado a darmi una sciacquata ed arrivo."

Così Marc si sentì sballottato e trasferito nelle braccia robuste di suo padre. Certo si sentiva meglio con sua madre ma dovette ammettere che anche suo padre ci sapeva fare. Non era male, solo un po' più duro e brusco, ma stava imparando.

- "Come va Marc, ti piace la nuova pappa?" 
«In effetti non è così male!» pensò, e sorrise anche a suo padre, «qui tutti stiamo imparando, a quanto pare.»

Finito di mangiare suo padre fece la solita operazione mettendoselo sulla spalla e lui emise il solito 'boato' che lo fece subito stare meglio. Poi lo sistemarono accanto alla tavola dove stavano pranzando così che potesse interagire con loro.
«Che cose diverse che ci sono qui, cosa sarà quello che stanno mangiando? È così grande e solido ed anche molto colorato, non è per niente come quello che danno a me. Chissà se potrò assaggiarlo anch'io! Ha anche un odore diverso, molto più intenso. Mmmmmh, stuzzica qualcosa nel mio interno e mi viene una strana liquidità in bocca.»

- "Sai Ben, oggi Marc ha dormito davvero tanto e sorrideva, chissà cosa stava sognando, sembrava bello."

L'angioletto avrebbe voluto raccontare tutto ai suoi nuovi genitori, di Sirio, dell'Universo, della sua mamma cosmica, ma non sapeva proprio come fare per cui si limitò ad osservarli sorridendo e facendo versetti strani.

Non vedeva l'ora di uscire all'aperto, si sentiva meglio quando poteva respirare l'aria fresca ed osservare tutto lo strano mondo che c'era fuori: le altre creature, gli altri esseri umani, quante forme diverse avevano! Poi c'erano dei piccoli esseri umani proprio come lui, con cui poteva comunicare meglio perché ancora non avevano perso la memoria e le loro capacità, così con loro si scambiava informazioni come faceva coi suoi amici del bosco. Si accorse, però, che non tutti i bambini erano allegri e felici come lui, alcuni erano tristi perché si sentivano emarginati e non amati, oppure totalmente estranei a quel mondo come se fossero capitati lì per caso e non per scelta e non sapessero cosa fare senza una guida. Si dispiacque per questi ma non riusciva a comprendere come fosse possibile. In fondo era un gioco, anche se complesso, e loro lo avevano scelto consapevolmente, come potevano essere infelici?

Notò anche che non tutti gli umani erano come lui o come i suoi genitori, ce n'erano alcuni alla cui forma mancavano dei pezzi, com'era possibile? Sembrava avessero creato una forma non completa ma non riusciva a comprendere il perché. «Davvero strano questo mondo, questa creazione, c'è proprio di tutto, tante cose così diverse nella forma e quante vibrazioni differenti avverto, basse, alte, tranquille ed agitate, frequenti o lente, si può realmente imparare tanto qui. Proprio un bel gioco! Comincio a capire come qualcuno si possa perdere, dimenticando da dove viene.»

Improvvisamente, incrociando un altro passeggino come quello su cui era trasportato, il suo cuore fece un sobbalzo ed i suoi occhi si incantarono alla vista di un bellissimo e delicato essere luminoso con gli occhi verdi brillanti. Purtroppo i guidatori di entrambi i passeggini su cui si trovavano proseguirono il loro cammino e lui perse quella vista meravigliosa e quella vibrazione così emozionante. 

Cominciò a dimenarsi cercando di girarsi per vedere quello che era appena passato ma non ci riuscì. Allora cominciò a piangere ma i suoi non capirono, credendo che avesse freddo lo coprirono e poi gli misero in bocca una cosa molliccia e gommosa, simile a quella del biberon, che lui cominciò, quindi, a succhiare, sperando che uscisse qualcosa ma, ahimè, non uscì proprio un bel niente. Deluso ed avvilito provò a piangere di nuovo, allora la sua mamma cominciò a fare arrivare onde ritmiche al suo passeggino e pian piano lui si calmò finché alla fine si addormentò.



(parte XV)

Si svegliò tra i ghiacci, un enorme cristallo usciva dal terreno gelido; l'angioletto era disorientato, ancora una volta non riusciva a capire cosa stesse succedendo e dove si trovasse. Si guardò intorno e vide solo un'immensa distesa bianca, poi, aguzzando la vista, scorse una scia di fumo colorato violazzurro che fuoriusciva dalla base del cristallo. Si avvicinò un po' e notò che quella specie di nebbiolina usciva da un piccolissimo varco da cui proveniva anche una musica celestiale.
Accovacciandosi sul ghiaccio scrutò l'interno ma non riuscì a vedere nulla a causa del fumo. La musica lo ammaliava e così decise di avventurarsi ed entrare in quello strano antro. Era cresciuto ma per fortuna non tanto da impedirgli di passare attraverso quella minuscola apertura. Si appiattì sulla superficie  fredda e scivolosa mettendo le gambe nella fessura e… op, iniziò a scivolare dentro il cristallo, nelle profondità della terra.

- "Aaaaaaaaauuuuuuuh!" - lo scivolo era più ripido del previsto e lui prese una certa velocità finchè atterrò su un pavimento soffice.  «Pfiuuu! Meno male che qui è morbido!» pensò «Mi sarei davvero fatto male se fosse stato duro come questo cristallo.»

Si alzò e cominciò a guardarsi intorno. Si trovava in una bellissima sala luminescente di cui non vedeva i confini perché tutto rifletteva ed emanava una luce dorata che avvolgeva tutto. Continuava a sentire quella soave vibrazione, quella bellissima musica che incantava il suo spirito e provò a seguirla. Il pavimento non era solido e lui faceva fatica a camminare perché ogni suo passo sprofondava un po' e lui perdeva l'equilibrio. «Accidenti, è impossibile camminare qui!» Infastidito da quella sensazione di instabilità pensò che sarebbe stato bello galleggiare piuttosto che camminare affondando ed ecco che subito si ritrovò sospeso a pochi centimetri dal soffice suolo. Sorpreso ma contento provò a muoversi come faceva nel cosmo, quando era senza peso e ci riuscì.
Fluttuando così nell'aria si diresse verso l'origine del suono. Non sapeva dove si trovava perché quel luogo era senza confini percepibili con gli occhi, vedeva solo luce, fumo e colori che si susseguivano e che lo avvolgevano. Provò così anche lui l'esperienza di essere colore nel colore, come aveva tanto desiderato ascoltando il racconto di Sirio.

«Uaooo, che figata! Essere luce colorata è davvero fortissimo, ora sono una stella anch'io, lo devo proprio raccontare a Sirio quando torno. Già, torno, ma come e da dove? Non so nemmeno dove mi trovo e come sono capitato qui. Eppoi, ho di nuovo una forma diversa, più grande, e riesco a fare cose che non riuscivo a fare prima. Mah!»

Pensando pensando la luce diventò sempre più bianca e la musica sempre più intensa. Adesso avvertiva anche un forte odore di ciambelle appena sfornate ma, riflettè, come faceva a saperlo? Per quanto si ricordasse non aveva mai mangiato ciambelle e nemmeno le aveva viste in quella sua breve permanenza in quella densità azzurra chiamata pianeta Terra.
Quell'aroma però gli fece venire quell'acquolina in bocca come quando i suoi genitori lo avevano fatto partecipe del loro pranzo.

La musica stava diventando assordante e meno soave, quando la nebbiolina colorata si diradò e lui riuscì a vedere dove era arrivato. Posò i piedi per terra e rimase a bocca aperta, davanti a lui c'era una lunghissima tavola imbandita attorniata da una moltitudine di buffi esseri coloratissimi che mangiavano, ridevano, cantavano e si facevano scherzi a vicenda.

- "FATE SILENZIO!" - una voce tonante ma gentile sovrastò i canti e le voci dell'allegra compagnia.
- "Abbiamo un ospite inatteso."

Tutti si voltarono incuriositi e stupiti, ed osservarono ammutoliti l'angioletto umano che diventò rosso per l'imbarazzo. Per un attimo il silenzio fu totale, anche la musica era cessata, tutto sembrava essere concentrato su quella presenza inaspettata. Il tempo parve fermarsi, tutto era sospeso ed immobile, si sentiva solo il cuore dell'angioletto battere all'impazzata. Quasi non respirava, fu solo un minuto ma gli parve eterno. I piccoletti continuavano a scrutare, affascinati, il nuovo arrivato e la sua faccia rossa, poi qualcuno si staccò dal tavolo e venne verso di lui, girandogli intorno e toccandolo.

- "Mmmm, sembra proprio solido!" - disse l'essere fucsia agli altri, - "Non trovate che mi somigli, almeno come colore?" - e sorrise, poi, rivolgendosi a lui:

- "Ma chi sei? Da dove vieni e come sei arrivato qui?"

L'angioletto fece un po' di fatica a rispondere, era ancora stordito e confuso e non sapeva bene cosa dire.

- "Veramente non so proprio come sono arrivato qui. Sono un angioletto, beh ora sono un essere umano a dire il vero; sono venuto in questo gioco terrestre in cerca di mio padre, per fargli tornare la memoria. Sapete, anche lui è un angelo, anzi, è proprio l'angelo che ha creato tutto questo, o tutto quello, cioè, il gioco, il pianeta denso, insomma, avete capito?"

- "Non esattamente!" -  rispose l'essere fucsia - "Ma non fa niente, ora sei qui, unisciti a noi, ci stiamo divertendo un mondo!" -  e lo presero per mano accompagnandolo alla tavola dove era misteriosamente comparso un posto libero proprio al centro.

- "Okkei, grazie!" - e si sedette tra quei divertenti e simpatici esseri colorati.

C'erano tanti cibi di tutte le forme, colori e consistenze e lui fu veramente contento di poter finalmente assaggiare qualcosa di diverso dal solito nettare, per quanto ottimo, che gli dava sua madre.

- "Mmmmh, proprio buoni! Slurp."

Era proprio il paradiso del palato, non aveva mai provato sensazioni così ed era eccitatissimo. La sua bocca umana poteva cogliere tutte le sfumature di gusto e consistenza, piccante, salato, solido, dolce, molliccio, fresco, amaro, aspro, pungente, liscio, denso, soffice, etc. «Davvero mooooolto interessante! Che bello avere la possibilità di provare tutto questo. E queste ciambelle, mamma come sono buone!»

I suoi nuovi amichetti si prodigavano facendogli assaggiare di tutto e di più, anche le bevande avevano qualcosa di speciale, sorseggiandole si sentiva euforico e felice.

- "Benvenuto tra noi." - Ecco che la voce tonante si fece risentire.

- "Ma chi è?" - chiese l'angioletto rivolgendosi ai piccoli intorno a lui.

- "Hehe, è il nostro cuoco ed animatore, nonché il nostro migliore amico, lo vuoi conoscere?"

- "Si, certo, mi piacerebbe, sono molto curioso, uno che crea delle cose così buone e goduriose dev'essere sicuramente qualcuno con cui è piacevole scambiare l'energia."

Così, come sempre, in due o tre lo presero per mano e lo accompagnarono al di là di una enorme porta di cristallo opalino.



(parte XVI)

Un vecchietto arzillo era seduto accanto a quello che sembrava un grande forno e canticchiava agitando un lungo cucchiaio di legno. Era simpatico: magro, affusolato, con baffetti grigi ed un bel sorriso. Muoveva quel cucchiaio su e giù, tracciava dei cerchi o delle strane figure e l'angioletto notò che ad ogni movimento corrispondeva un aroma diverso che gli deliziava l'olfatto. Contemporaneamente dalla punta del cucchiaio si sprigionavano colori che si miscelavano formando leggere nuvolette multicolori.
«Chissà cosa starà facendo!» pensò «Non sembra per niente un cuoco.»

Il vecchietto parve udire i suoi pensieri e disse: "Non tutto è ciò che sembra, o non tutto corrisponde all'idea che hai nella tua mente. Benvenuto nel mondo dell'incredibile, dell'inaspettato, dell'insolito."

- "Buongiorno! io sono un angioletto in forma umana, piacere di conoscerti… come ti chiami?"

- "Harry, mi chiamo Harry, o Frank se preferisci. Tu come mi vorresti chiamare?"

- "Boh? Non so, non ce l'hai un nome vero?"

- "Vero, vero, che vuol dire vero? Ti pare che un nome possa essere 'vero'?"

- "Non so, non ci ho mai pensato davvero. Sai, è poco tempo che sono qui."

Appena detto questo si rese conto di aver detto una cosa assurda perché, in realtà, non sapeva proprio dove fosse questo «qui».

- "Allora angioletto, vedo che hai già fatto amicizia coi miei piccoli amici multicolore ed hai apprezzato il pranzo."

- "Si si, a proposito volevo ringraziare tutti, è stato molto buono, anzi, eccellente, l'ho proprio gradito e goduto."

I piccoletti colorati, soddisfatti, sorrisero e batterono le mani, felici e gioiosi di aver fatto stare bene il loro ospite.

- "Su su, ora basta" - disse il vecchietto con quella curiosa voce tonante che sembrava proprio non appartenergli.

- "E tu, vieni qui, siediti accanto a me e racconta."

- "Che cosa devo raccontare?"

- "Ma di te, ovvio! Per prima cosa, come ci hai trovati? Non è da tutti arrivare fin qui, ci vogliono delle doti particolari, bisogna essere «speciali»."

L'angioletto era un po' intimidito e non sapeva cosa rispondere, anche perché gli venivano in mente solo mille domande da fare a quella singolare compagnia: chi erano, dove si trovavano e cosa facevano esattamente lì, ma tutti lo fissavano attendendo una risposta.

- "Perdonatemi se mi sento a disagio, ma non so proprio cosa raccontarvi, non so come sono capitato qui, anzi là, qui lo so."

Si guardarono tutti con aria interrogativa e l'angioletto continuò:

- "Quando mi sono svegliato ero circondato dal ghiaccio e sulla distesa bianca ho notato un grande cristallo e del fumo colorato che usciva da una piccola apertura per cui, incuriosito, mi sono avvicinato e sono entrato, sono scivolato giù fino ad una sala col pavimento soffice e poi ho seguito la musica fino a raggiungervi qui."

- "Ah, molto bene!" - disse il vecchietto con voce soddisfatta e non così tonante come quando dava ordini - "E non hai avuto paura di avventurarti in un luogo ignoto ed inospitale?"

- "No! A dire il vero ero solo stupito di trovarmi lì e molto incuriosito."

- "Bene, bene, ama l'avventura, è coraggioso ed intraprendente" - dissero sottovoce tra loro gli esseri colorati - "potrebbe essere quello giusto!"

- "Sssssss, SILENZIO!" - disse il cuoco, questa volta con la voce tonante. Poi, rivolgendosi all'ospite:

- "E dimmi, cosa ti aspetti ora?"

- "Mmm, di sapere qualcosa da voi, sicuramente ne sapete più di me."

- "Che vuoi sapere?"

- "TUTTO! Chi siete, cosa fate qui, che posto è questo, per cominciare."

- "Sono tante domande a cui rispondere e sarà meglio metterci seduti più comodamente su un bel divano. I miei piccoli amici ti accompagneranno nella sala blu, dove potrai rilassarti ed ascoltare le risposte sorseggiando una cioccolata calda." - " Avviatevi voi mentre io finisco quello che stavo preparando quando siete entrati. Credo che uscirà fuori qualcosa di buono, anzi, di straordinario, per il nostro ospite." - disse rivolgendosi ai suoi piccoli collaboratori.

Così lo presero nuovamente per mano in 3 o 4, seguiti da tutti gli altri, e si diressero verso una grande porta a specchio.

- "Gulp!" - l'angioletto ebbe un sobbalzo perché nello specchio vide solo la sua immagine di ragazzino dodicenne circondato solo da un fumo colorato di varie gradazioni e sfumature, nessun segno dei suoi amichetti. Attonito si guardò le mani tenute dai piccoletti giallo, verde, arancione e fucsia, che lo guardarono negli occhi sorridendogli gioiosamente.
A quel punto era veramente confuso ma decise di lasciarsi andare, senza cercare di capire le cose con la mente o trovare spiegazioni, decise piuttosto di essere un semplice osservatore e vedere cosa succedeva, con fiducia e stupore. Presa questa decisione si sentì di nuovo tranquillo e sereno e sorrise di rimando ai suoi nuovi e misteriosi amici.
La porta a specchio si aprì da sola, senza che nessuno la toccasse, e si trovarono in una meravigliosa sala con la volta sferica ricoperta di cristalli blu-azzurri. Al centro c'era un enorme divano circolare bianco pieno di soffici cuscini; dai cristalli usciva una flebile luce che li faceva brillare ed un suono fresco e rilassante, come di un ruscello di montagna che scorre tra verdi felci e rocce levigate.

- "Accomodati pure dove preferisci." - dissero i piccoletti.

- "Grazie! Si sta molto bene qui, c'è una bella atmosfera."

- "Si, è un altro dei nostri luoghi preferiti, dopo la tavola naturalmente!" - e fecero una risatina strizzando gli occhietti brillanti e vispi.

L'angioletto si stese su questo comodissimo divano che sembrava un grandissimo letto ed iniziò a contemplare la volta azzurra e luccicante. Senza più un pensiero, fuori dal tempo, si sentiva rilassato ed in pace. «Che meraviglia!» pensò «Come si sta bene qui, non c'è neanche freddo, anzi, c'è un tepore accogliente e questi miei amici, qualunque cosa siano, sono proprio affettuosi, teneri e gentili.»

- "Posso farvi una domanda, ora che il cuoco non c'è?"

- "Certo, dicci."

- "Cosa stava facendo con quel cucchiaio di legno quando siamo entrati?"

- "Te lo dirà lui personalmente, aspetta ancora un po' ed avrai tutte le risposte. Intanto rilassati e goditi questo posto. Non è magnifico?"

- Si, certo, lo è eccome, avete ragione. Ora sto zitto e faccio godere anche a voi questa magica atmosfera, quest'onda lunga ed avvolgente e questa musica so a ve e…"

L'ultima parola si spense nel rumore dell'acqua, i suoi occhi si chiudevano e la sua energia per tenerli aperti scomparve. Fu così che cadde in un sonno profondo e senza sogni.


(parte XVII)

Questa volta il risveglio fu più dolce, senza i soliti dolori interni. Solo non riusciva a capire bene chi fosse e dove si trovasse, era confuso, il sogno era ancora vivido e non riusciva a distinguere in quale delle realtà si trovava in quel momento. Lo capì appena qualcuno lo sollevò e lo baciò sulla guancia.

- "Ecco il mio piccolo grande amore!" - disse Lily - "Ora facciamo un bel bagnetto e poi usciamo a fare una passeggiata nel parco, sei contento?"

La sua faccia fece un'espressione perplessa, non capendo del tutto quello che la sua mamma gli stava dicendo, ma non se ne preoccupò perché gli arrivavano le solite vibrazioni d'amore e lui si fidava di quello che sentiva.
Sguazzava nell'acqua con estremo piacere ed ogni tanto gli venivano in mente pezzi del sogno.

«Mmm, chissà dove sono stato l'ultima volta, non sono tornato da Sirio! Chissà se tornerò da quelle buffe creature e dal loro amico cuoco, vorrei proprio scoprire chi erano ma vorrei anche riabbracciare Sirio e raccontarle tutto, forse lei sa qualcosa di più da lassù.»

La mamma lo avvolse in un caldo e morbido abbraccio di spugna giallina bordata di verde acqua. Poi lo vestì ed uscirono col passeggino. Era una splendida giornata e gli uccellini lo salutarono allegramente, non c'era solo birdy, ce n'erano tanti altri di diversi colori e dimensioni. Anche gli alberi del parco lo riconobbero, Pino aveva parlato loro del suo piccolo amico angioletto e della sua avventura e così, quando faceva il solito giretto nel parco, loro gli raccontavano storie per aiutarlo a crescere ed a conoscere i trucchi di questo mondo tutto nuovo per lui.
Il sole gli scaldava il volto e lui era felice, gli piaceva molto il sole! Riusciva a muoversi molto meglio ora, a coordinare i movimenti e notava molte più cose. La mamma lo portava spesso al parco dove incontrava tanti altri bambini come lui ma con nessuno sentì più quella scossa al cuore che aveva avuto quel giorno, incrociando lo sguardo dagli occhi verdi di quell'essere dolce e luminoso.

«Chissà se lo incontrerò mai più, che bella energia che emanava, simile a quella della mia mamma. In effetti ho appreso che ci sono due tipi predominanti di energie, molto distinte qui, non come da noi, una è forte ed una delicata, come quelle dei miei genitori, anche tra i piccoli sono così ma con meno differenze. Ah-ha, forse quella che ho incontrato è una "piccola"!»

Sorrise all'idea che anche qui avrebbe potuto avere delle amiche, in forma umana questa volta!
Arrivati ad una radura d'erba, sua madre stese una coperta sul prato e lo mise a sedere in mezzo, accanto a tanti oggetti coi quali si divertiva a giocare. Una palla fluffosa e colorata era la sua preferita, quando la muoveva un campanellino interno suonava, inoltre era morbida e soffice al tatto.
Ad un tratto gli scivolò lontano ma gliela riportò, tenendola in bocca, un curioso essere peloso con lunghe orecchie che arrivavano fino a terra. La posò sulla coperta proprio accanto a lui, sfiorandogli la mano.

«Uh! Che naso umido e freddo che ha! E che occhioni!» pensò.

Fece per accarezzargli il muso e lui, per l'eccitazione, lo urtò facendolo cadere sdraiato sulla schiena.
La mamma si preoccupò un po' ma poi vide che stavano giocando e che Marc rideva a crepapelle e così lasciò che continuassero. Presto, però, arrivò un'altra mamma col suo piccolo nel passeggino a riprendere quell'essere peloso.

- "Perdonate il mio cane!" - disse - "Gli piace molto inseguire le palle ed è un giocherellone coi bambini."

- "Lo vedo," - rispose Lily - "a mio figlio piace molto, si stanno divertendo."

- "Si, anche col mio gioca sempre."

Le due mamme rimasero a chiacchierare per un po', avevano messo accanto a lui anche l'altro bambino, un po' più grande di lui, così poté toccare un altro piccolo essere umano ma, stranamente, faceva fatica a comunicare con lui col pensiero, era come se fosse un po' addormentato o assente.

«Mah! Strani questi umani, tutti così diversi tra loro! Non c'è proprio un modello comune, è difficile rapportarsi.» In ogni caso poteva almeno giocare e scambiare qualche versetto, cercando di parlare.

Il sole era alto ormai e le mamme decisero che era l'ora della pappa. Lui ebbe il solito biberon ma questa volta il liquido era un po' più denso e con un sapore nuovo, più buono in verità, ma la cosa che lo stupì fu che l'altro bambino non aveva il biberon, sua mamma gli stava dando qualcosa di colorato e semisolido che a lui piaceva molto, ed usava lo stesso attrezzo che usavano i suoi per mangiare a tavola.

«Ecco di nuovo quell'acquolina che mi viene in bocca, chissà perché?» Fu allora che si ricordò del buon pranzetto e delle deliziose ciambelle mangiate nel sogno e cucinate dal simpatico vecchietto, il misterioso cuoco. «Mmmmmh, slurp, che voglia! Ma quando comincerò anch'io a mangiare così?»

Fatto questo pensiero una risposta arrivò alla sua mente dalla quercia sotto la quale si trovavano.

- "Ancora un poco, non preoccuparti, devi crescere ancora un po', mettere qualche dentino e comincerai ad assaggiare anche tu qualcosa di solido, per ora accontentati di questo nuovo miscuglio di latte e biscotti."

- "E tu, che ne sai?" - rispose mentalmente l'angioletto.

- "Quanti bambini pensi che abbia visto stendersi qui sotto di me, giocare e mangiare, in tutta la mia vita? Proprio tanti!"

- "Ah già, dimenticavo, voi conservate la memoria del mondo e ve la tramandate."

- "Beh, in parte. C'è qualcun altro che conserva proprio tutta tutta la memoria del mondo e dell'umanità, forse lo incontrerai e te lo dirà."

- "Su, dimmi, chi è?"

- "Non voglio toglierti la sorpresa, sono sicuro che vi incontrerete!"

- "Va bene, c'è così tatto da scoprire e da imparare! Ci vuole davvero moltissimo del vostro tempo, tutto è lento qui."

- "Perché così puoi apprezzare tutte le cose, anche le più piccole, con estrema attenzione. E poi, se ci fai caso, quando osservi le cose con totale attenzione, il tempo svanisce."

- "Si, si, è vero! Mi è capitato di perdermi osservando quello che mi circondava e che mi incuriosiva talmente che proprio non facevo caso al tempo che passava."

- "Ecco, vedi, è proprio questo il segreto che molti dimenticano qui, vivere il momento pienamente, con la massima attenzione, senza preoccuparsi né del prima né del dopo perché, come da voi là fuori, non esistono - fin quando non ci pensi."

- "Grazie, lo terrò a mente. Ora ti saluto, vedo che ci stanno per riportare a casa."

- "Ciao amico mio, salutami Pino."

- "Certamente!" – E così mamma e figlio si avviarono sul viale alberato che li avrebbe ricondotti a casa.


(parte XVIII)

Ancora una volta si ritrovò da Sirio. L'ultima cosa che ricordava era il viale alberato, poi, pluff, eccolo di nuovo nello spazio blu accanto alla sua amica stella.

- "Ciao angioletto, finalmente! Ma dove sei stato? Questa cosa dell'avventura sulla Terra sta diventando complicata. Vieni qui, fatti abbracciare!"

Si strinsero forte, a lungo, miscelando le loro energie e vibrazioni in una intensa onda di Amore.

- "Ciao bella! Sai, laggiù succedono cose strane, un po' fuori dal mio controllo. L'ultima volta mi sono ritrovato tra i ghiacci."

- "Tra i ghiacci? Come?"

- "Non so bene, è stato come quella volta, quando mi sono trovato su un prato, dove ho incontrato la volpe, ricordi?"

- "Più o meno."

- "Anche qui ero cresciuto, avevo circa 12 anni terrestri ed ho vissuto una straordinaria avventura, ma non l'ho terminata perché, come la volta scorsa, mi sono addormentato - o svegliato, dipende dai punti di vista - sul più bello. Chissà se posso tornare là, mi piacerebbe continuare quella storia."

- "Chissà, magari ci riesci, prova ad addormentarti pensando a quello."

- "Si, proverò."

- "Ma intanto raccontamela, non mi lasciare in sospeso!" - disse Sirio incuriosita.

L'angioletto raccontò tutta la sua storia alla sua amica, incuriosita ma anche un po' invidiosa di tutte quelle cose emozionanti che lui stava vivendo; ma lo amava ed era felice per lui ed avrebbe tanto voluto condividere con lui quelle esperienze, ma sapeva di non poterlo fare. L'angioletto finì il suo racconto.

- "Ah, bello! Così ora anche tu sai cosa si prova ad essere 'colore'. È una bella coincidenza che abbiamo fatto quasi contemporaneamente la stessa esperienza, vero?"

- "Si, davvero particolare."

- "E poi? Quando sei tornato piccolo, hai fatto qualcosa di bello, incontrato qualche nuovo amico?"

- "Siii, sono andato al parco con la mamma, ho parlato con una vecchia quercia ed ho toccato un buffo e peloso essere a quattro zampe che mi ha riportato la mia palla colorata. Ho giocato con lui e con un altro piccolo umano, un po' più grande di me; lo so perché mangiava cose più buone, anche se non proprio come quelle nei ghiacci!
Con loro mi sono divertito molto, è stato proprio prima di arrivare qui."

- "Bene, bene! Ed hai avuto qualche indizio su come trovare tuo padre?"

- "No, non ho avuto modo di fare indagini; sai, sono ancora troppo piccolo, a stento controllo i miei movimenti e ancora non parlo e non comunico con gli esseri umani adulti."

- "Si, ma hai parlato con molti amici vecchi e saggi, non ti hanno aiutato o detto qualcosa?"

- "Non ancora! Però ho notato ed imparato tante cose nuove. Per esempio che gli umani non sono tutti uguali, nemmeno nella forma; le vibrazioni poi, sono molto diverse, alcune sono molto basse e pesanti, altre più leggere e con una frequenza così alta che fa apparire luminoso chi vibra così."

Dicendo questo gli venne in mente quell'incontro che gli aveva fatto tanto battere il cuore, anche se era durato un istante, ma non sapeva se confidarlo alla sua amica, non voleva che si preoccupasse o si sentisse esclusa. Alla fine decise di dirglielo.

- "A questo proposito, sai che ho incontrato un essere davvero luminoso, quasi come te; aveva un'energia simile a quella della mia mamma. Devi sapere che ci sono due energie molto distinte laggiù, una forte ed intensa ed una delicata e soave, proprio come quelle dei miei genitori terrestri. Qui da noi queste energie sono miscelate perfettamente ed appartengono a tutti, senza distinzioni. Direi che quella che ho avvertito era di una bambina."

Sirio avvertì uno strano disagio, sentiva che quell'avventura stava diventando più coinvolgente del previsto - e quindi pericolosa - ed ebbe un fremito all'idea che avrebbe potuto perderlo come lui aveva perso suo padre, intrappolato nel gioco che lui stesso aveva creato.

- "Stai sempre attento a non dimenticare chi sei?" - gli disse con una leggera apprensione.

- "Si, si, so chi sono e perché sono qui, anzi, là. A volte le avventure mi coinvolgono ed alcune non so spiegarmele ma, mi fido di me e del mio intuito, oltre ad essere sicuro del mio intento, e poi ci sei tu, no?"

- "Non so più se sarà sufficiente essere quassù nel cielo blu e brillare, perché dovresti sempre e comunque ricordarti che io sono quassù ed alzare lo sguardo. E se dimenticassi anche questo?"

- "Spero di no! Su, dai, non essere pessimista, non preoccuparti, vedrai che me la caverò; ho tanti amici che conoscono quello che sono andato a fare, vedrai che mi aiuteranno anche loro."

- "Va bene, ci conto, anche tua madre è un po' pensierosa, è qualche tempo che non ha più notizie di te, solo voci che girano tra le galassie. Vuoi che le porti un messaggio?"

- "Si, per favore, dille che va tutto bene, che la amo e che le riporterò mio padre. Dalle un abbraccio da parte mia e magari raccontale le mie storie, sono così diverse da quelle vissute nello spazio profondo che sicuramente le piaceranno."

- "Okkei, lo farò. Ma ora abbracciami di nuovo, voglio stringerti forte tra le mie braccia, godere ancora un po' della tua bella energia."

L'angioletto abbracciò forte Sirio ed avvertì una strana sensazione, un tremito in lei che non riuscì a definire bene, era qualcosa che non aveva mai sentito quando stava con lei, qualcosa che non la faceva stare serena ed essere leggera e luminosa come prima. Si dispiacque perché amava talmente la sua amica che la voleva vedere e sentire sempre allegra e brillante, ma capiva che per chi non era coinvolto in quell'avventura era difficile comprendere cosa stesse vivendo ed avere fiducia. Del resto a molti era capitato di perdersi e l'apprensione di Sirio era giustificata.

- "Sù, mia cara, non preoccuparti, tornerò presto, non perdere la fiducia in me altrimenti come farò?"

- "Hai ragione, perdonami, è che mi manchi tanto quando non riesco a percepire la tua energia; quella densità molto spesso mi impedisce di vederti e di seguirti e così ti perdo."

- "Anch'io non riesco sempre a vederti, nemmeno se sono all'aperto, di sera, perché a volte ci sono le nuvole ed il cielo è tutto coperto. Su quel pianeta anche quello cambia, il cielo non è mai lo stesso come qui, ed è un vero spettacolo. La prossima volta ti racconterò anche di questo. Ora vado, i miei si staranno chiedendo come mai dormo tanto! -  e fece un sorriso a questo pensiero.
«Tutti si preoccupano di me, è una strana sensazione, ma piacevole, vuol dire che mi vogliono bene» pensò. Poi, baciò sulla guancia la sua amica del cuore e scomparve alla sua vista.

Sirio sospirò e poi scomparve anche lei. In un battibaleno fu dalla mamma del suo amico, per rassicurarla ed abbracciarla, e raccontarle quelle straordinarie avventure che lei fu ben felice di ascoltare, dopo aver ricambiato il caloroso abbraccio di quella meravigliosa stella.


(parte XIX)

Il tempo passava e l'angioletto cresceva e diventava sempre più esperto in quella forma umana così densa e pesante. Aveva imparato a camminare, a correre addirittura, ed anche a comunicare con le parole e si divertiva un mondo. Era tutto talmente intenso ed eccitante, non avrebbe mai immaginato che gli sarebbe piaciuto così tanto! Era così coinvolto e stupito che andava da Sirio sempre meno. Preferiva vivere la doppia dimensione del sogno, per continuare ad apprendere e conoscere cose nuove, era convinto che così la sua ricerca sarebbe stata più facile ed avrebbe trovato suo padre più rapidamente. Ma non fu così. Pian piano si accorse che quel gioco chiamato Terra, era molto più vasto e complicato ed affascinante di quanto credesse, e lui era sempre assetato di nuove esperienze.

«Ora capisco pienamente mio padre, questo gioco è davvero come una droga, una volta iniziato è difficile smettere, c'è così tanto da conoscere che ci vorrebbero millenni qui sulla Terra, in questa dimensione dove esiste il tempo. Chissà se riesco a trovare un modo per accelerare le cose qui.»

Così pensando gli ritornò alla mente quello strano incontro notturno, avuto molti anni prima in un sogno, quando si era trovato all'interno del cristallo tra i ghiacci col buffo cuoco ed i suoi piccoli amici colorati.

«Ah, ecco, forse loro mi possono aiutare, sembravano essere fuori da questo tempo e sapevano molte cose. Già, ma come arrivarci! L'altra volta era capitato per caso, non so proprio come fare. Magari la prossima volta che questo corpo si addormenta vado a chiederlo a Sirio.»

E così fece. Sirio non era molto esperta di sogni e girovagò in tutto l'universo in cerca di una risposta, chiedendo aiuto ai più saggi, finché si ritrovò dove tutto era iniziato, dal Grande Sole Centrale. Lì pose la sua domanda ed una risposta giunse alla sua mente:

- "È facile, come sempre, deve solo concentrarsi su questo suo desiderio mentre si sta addormentando o poco prima. Ma il tuo amico deve proprio essere determinato e convinto di quello che vuole fare, immaginando ogni dettaglio."

- "Va bene, grazie del prezioso consiglio." - disse Sirio - "Glielo riferirò." - ed in un lampo, pensando al suo amico angioletto, fu accanto a lui.

- "Allora mio caro, questa è la risposta che ho avuto nientemeno che dal Grande Sole Centrale." - e gli riferì quanto aveva appena appreso.

- "Seeee, sembra facile! A voi, ma laggiù è tutto molto più complicato, comunque grazie, seguirò questo consiglio e ti farò sapere. Come sempre sei un'amica fantastica!"

- "Si, ma tu torna un po' più spesso da me, mi annoio a stare sempre qui ad aspettarti!"

- "Ma come! Non sei contenta di brillare per tutti quelli che stanno facendo questo gioco laggiù? Sei un gran conforto lo sai? No, tu non sai quanto! Quando qualcuno si sente afflitto, e solo e scollegato da tutto il resto, basta che alzi gli occhi al cielo e ti veda che già si sente meglio, un po' meno solo."

- "Meraviglioso! Hai ragione, ciò che importa di più è brillare, questo dovrebbe bastarmi, ma essere fusa con te mi fa splendere ancora di più." - Si sorrisero a vicenda e si strinsero forte.

- "Grazie amica mia, sei un tesoro!" - E si lasciarono ancora una volta.

L'angioletto tornò alla sua forma densa, con cui adesso aveva dimestichezza e nella quale si sentiva bene, e decise di andare fuori a fare un giro in bicicletta nel parco, per chiacchierare coi suoi vecchi amici alberi. Tornò dalla sua amica quercia e le confidò i suoi propositi. Adesso usava la voce e le parole per comunicare, ma ancora riusciva a sentire, nella mente e nel cuore, ciò che la natura gli rispondeva ed era felice per questo.

La quercia ed il pino gli parlavano di terre lontane, al di là del mare, dove esistevano altri esseri umani di tante culture diverse, come diversa era la natura di quei luoghi. Tutti questi racconti gli facevano venire voglia di andare via, viaggiare, esplorare, conoscere, sperimentare, ma era ancora un ragazzo ed i suoi genitori non glielo avrebbero permesso. Doveva assolutamente trovare il modo di crescere più in fretta.
Così quella sera, prima di addormentarsi, seguì il consiglio che gli aveva riportato Sirio. Si concentrò su quello che ricordava di quel viaggio straordinario tra i ghiacci, cercando di riportare alla mente ogni dettaglio e facendo il proposito di andare di nuovo là, per incontrare gli amici colorati ed il loro cuoco. Mentre stava ricordando tutti i cibi gustosi che aveva assaporato, per un attimo avvertì anche il profumo delle ciambelle appena sfornate. Si dimenticò di immaginare e ricordare altro, e seguì questo delizioso aroma.

- "Mmmmm, che buono!" -  pensò ad alta voce - "E che bella sensazione di calore, di amicizia e di conforto! Come vorrei assaggiarne una!"

- "Prego, accomodati!"

Una voce lo fece sobbalzare e lui aprì gli occhi. Con immenso stupore si accorse di avere davanti a sè un piatto pieno di fragranti ciambelle.

- "Ma… come…" - si girò e vide tutti i suoi amichetti colorati che lo guardavano divertiti sorridendogli.

- "Bentornato! Qual buon vento ti porta?"

- "Evviva, ce l'ho fatta!" - esultò l'angioletto e corse ad abbracciare in gruppo i suoi piccoli amici.

- "È bello essere qui di nuovo, c'è aria di casa."

- "È bello riaverti qui, non pensavamo che ce l'avresti fatta a tornare, nessuno ci riesce, sei stato proprio bravo, ma come hai fatto?"

- "Ho dei validi aiuti e degli amici fidati!" - rispose compiaciuto.

- "Bene, bene, gli amici sono preziosi, più delle ciambelle, anche se pure quelle aiutano!" -  e scoppiarono a ridere in coro. - "Sei arrivato giusto in tempo! Hahaha, in tempo dove il tempo non esiste, è sempre in tempo!"

- "Già, qui pare sia così; in tempo per cosa, comunque?"

- "Una grande festa per l'amico ritrovato, ovviamente! Il cuoco sarà bene felice di preparare qualcosa di speciale per te. Andiamo a dargli la bella notizia!"

E si avviarono verso la grande porta di cristallo opalino prendendo l'angioletto per mano in due o tre, come al solito, mentre tutti gli altri lo avvolgevano circondandolo da ogni parte.

- "Si, andiamo, sono felice di rivedere il buffo vecchietto."

- "Vecchietto? Non ti far scappare questa parola in sua presenza, è l'unica cosa che lo fa infuriare, dare un 'tempo' alle persone. Anche lui sarà contento di vederti, parlava molto di te dopo che te n'eri andato senza salutarlo; sembrava che avesse perso l'occasione per dirti una cosa molto importante."

- "Davvero?"

- "Si."

- "E cosa? Se posso chiedere."

- "E chi lo sa! Lui ha i suoi segreti… - come noi abbiamo i nostri!" - dissero in coro sogghignando - " e ci rispettiamo a vicenda non chiedendo niente che non esca spontaneamente per essere condiviso."

- "Ok, ora entriamo." -  e spalancarono l'enorme porta che li separava dalla grande cucina.


(parte XX)

L'angioletto decise che era giunto il momento di agire. Si vestì, preparò le sue cose, le infilò in uno zaino, scrisse un biglietto ai suoi genitori terrestri ed uscì, lasciandosi alle spalle tutto quello che l'aveva portato ad essere tutto quello che era diventato, un ragazzo dolce, risoluto ed ottimista.

I suoi genitori sapevano che, prima o poi, sarebbe arrivato quel giorno, ne avevano parlato quando, notando qualcosa di  particolare in lui, di speciale, gli avevano fatto delle domande. Lui aveva risposto sinceramente, perché si fidava dei suoi genitori "adottivi" ed era riuscito a conservare la memoria di chi fosse e della sua missione sul pianeta azzurro.

Quindi andava via sereno, sapendo di avere l'appoggio della sua famiglia. In ogni caso, anche se poteva immaginare il vuoto che lasciava in quella casa, lo consolava il fatto che Lili e Ben non rimanevano soli perché, qualche anno dopo di lui, era nata una bellissima bambina, sua sorella Karen, con cui aveva avuto uno splendido rapporto di affetto ed amicizia, ed il piccolo David, suo fratello minore, allegro e divertente, davvero un'esplosione di buon umore ed allegria.
Anche a lui sarebbe mancata la sua famiglia, anche se la portava nel cuore, ma non poteva dimenticare il motivo per cui aveva fatto quel viaggio in quella creazione densa: riportare a casa suo padre.

Sirio gli era sempre stata vicina come poteva, brillando a distanza e confortandolo di notte, nei sogni e, per fortuna, il suo "tempo" non era come quello terrestre per cui non doveva aspettare molto prima di rivederlo ogni volta.
Lui le raccontava il suo diario, le sue esperienze, le avventure e le emozioni, così a lei sembrava di viverle insieme a lui, pur non riuscendo a cogliere completamente ciò che significavano per lui, perché viverle con i sensi ed un corpo solido era tutta un'altra cosa.

L'angioletto si incamminò non sapendo bene che direzione prendere, era fiducioso che il suo intuito l'avrebbe guidato nella giusta direzione e che il cielo gli avrebbe mandato i segnali giusti da seguire per arrivare alla meta.
Si avviò quindi, a cuor leggero verso ovest, puntando la mare. Aveva poche provviste ma tanti piccoli amici magici con cui aveva fatto amicizia negli anni e che sapevano del suo intento, così era tranquillo, certo che non gli sarebbe mai mancato nulla.
Lasciò la città rumorosa e si diresse verso un bosco. Lì poteva chiedere ai suoi amici millenari le informazioni che gli servivano e poteva trovare un posto sicuro e confortevole in cui passare la notte.
Arrivò alla radura che precedeva il grande bosco e decise di godere del sole, dell'aria e del verde, sdraiandosi in mezzo all'erba puntinata di fiori bianchi. Era l'inizio della primavera e si avvertiva chiaramente l'eccitazione della natura, gli insetti operosi, i fiori desiderosi di mostrarsi in tutto il loro splendore, le tenere foglie che si spiegavano al sole primaverile col loro bel colore verde brillante.
Tutto era perfetto, come sempre, e Marc assaporava ogni istante di quel meraviglioso viaggio terrestre, sempre con curiosità e stupore; la natura non finiva mai di sorprenderlo e lui l'amava come una seconda, o terza, mamma.
Steso così al sole, osservando le nuvole passare, i suoi ricordi andarono al suo primo incontro con le farfalle, Vanessa e le sue sorelle non c'erano più da tanto tempo, ma lui aveva continuato a fare amicizia con le loro discendenti e proprio una di queste si posò sul suo naso.

- "Ciao Marc! Che ci fai così lontano da casa?"

- "Ciao Serena, come stai? Ho deciso di intraprendere il mio viaggio, tu sai quale, vero?"

- "Si, lo so, ormai lo sanno tutti qui, tranne gli umani! (hehe) Bene, bene, bella giornata per cominciare! Hai bisogno di qualcosa?"

- "Ti ringrazio, per ora no. Però potresti - se ti va - fare un giretto ed andare ad avvertire i miei amici del bosco che sto arrivando."

- "Si, certo, con molto piacere."

- "Grazie! Come sei bella, sempre di più, direi."

- "Suvvia, mi fai arrossire, se non lo fossi già abbastanza! Anche tu sei bello, hai una bellissima luce arcobaleno che ti circonda, è uno spettacolo vederti. Posso stare ancora un po' qui? Mi piace la tua luce  e mi fa stare bene."

- "Sei la benvenuta! Vieni qui, stai sulla mia mano."

E così Serena si posò sulla mano di Marc e restarono entrambi in silenzio a godere del sole, della brezza e del profumo del prato.

Dopo un po' a Marc venne fame e sgranocchiò un po' di pane e formaggio prima di rimettersi in cammino. Salutò la sua piccola amica colorata e si avviò verso il bosco. Serena lo precedette svolazzando in quel suo buffo modo.
IL bosco era in cima ad una collina e, prima di entrarvi, Marc si voltò indietro ad ammirare e dare un ultimo saluto alla cittadina che l'aveva cresciuto e dove aveva iniziato a parlare e camminare, dove aveva fatto le  prime amicizie e vissuto le prime delusioni. Tutto sommato però, ne serbava un buon ricordo.
Si sentiva felice ed eccitato e ringraziò il sole e la città, benedicendo tutti.

Entrato nel bosco fu subito accolto calorosamente. Gli alberi erano stati avvertiti da Sindy, così chiamavano Serena, e lo stavano aspettando. Anche i folletti del bosco lo aspettavano e stavano preparandogli un comodo giaciglio alla base di un grosso albero, tra le possenti radici che formavano una specie di letto. Avevano accumulato molte foglie e soffici muschi, e raccolto bacche e semi per fargli fare uno spuntino.

- "Ma… grazie! Siete molto gentili e premurosi, come sempre."

Eh sì, davvero premurosi, erano abituati a prendersi cura del bosco e dei suoi abitanti e per loro era una cosa naturale, erano contenti di farlo e davvero soddisfatti di fare bene il loro lavoro per rendere gradevole la vita degli altri. In compenso vivevano in armonia con tutto e tutti, nutrendosi dei frutti della natura e di quello che potevano lasciare gli umani, volontariamente o involontariamente.
Ma non c'erano molti umani che sapevano della loro esistenza, perché bisognava avere un cuore grande ed una immaginazione fuori dal comune. I bambini erano quelli che ci riuscivano meglio ma, crescendo - non si sa come mai né perché - perdevano questa abilità ed il loro cuore si chiudeva via via, fino a che non credevano più a niente di magico. Un vero peccato perché la vita era senz'altro più ricca e stupefacente avendo il cuore aperto e l'immaginazione vivace.
Marc raccolse delle pietre con l'aiuto dei suoi piccoli amici e chiese il permesso di accendere un fuoco, perché era ancora l'inizio della primavera e la notte faceva freddo.
Così i folletti gli portarono dei legni secchi e l'angioletto accese un focherello. Si sedettero tutti in cerchio attorno alla fonte di calore e fecero il gioco di descrivere quello che vedevano nel disegno delle fiamme. Era una cosa che li divertiva sempre e sviluppava l'attenzione e la creatività.
Alla fine mangiarono e bevvero qualcosa, poi Marc si infilò nel suo sacco a pelo, salutò i suoi amici e si sdraiò nel giaciglio preparato per lui, sotto la volta stellata che faceva capolino tra le fronde del grande albero ai cui piedi si addormentò, cullato dalla ninna nanna dei grilli e dei gufi.


(parte XXI)

Sognando sognando, d'un colpo si ritrovò di nuovo dai suoi amici colorati. Era impaziente di sapere dove l'avrebbero condotto, ma si fidava ed era tranquillo.
Uscirono di soppiatto, senza che il grande vecchio facesse in tempo ad accorgersene - quella era una missione segreta e nessuno doveva saperlo, neanche il loro saggio amico.
Si incamminarono su per i cunicoli di cristallo ed uscirono in un grande spazio verde, almeno, così sembrava all'angioletto! In effetti non erano usciti affatto, ma erano giunti in una grande e luminosissima grotta di alabastro e lo spiazzo verde era formato da un enorme smeraldo che affiorava a pelo d'acqua, un'acqua così cristallina che si faceva fatica a vederla. Si avvicinarono alla fonte ed uno dei colorati amici, il viola per l'esattezza, si chinò, come a cercare qualcosa, ed alla fine mosse un cristallo completamente trasparente, a forma trapezoidale, e lo smeraldo si sollevò dalla superficie dell'acqua, in modo che poterono comodamente salirvi sopra.

- "Wow! È proprio stupendo! Non avevo mai visto una cosa simile, e poi, così grande! A cosa serve?" - chiese incuriosito l'angioletto.

- "Aspetta e vedrai, ci sono cose stupefacenti qui sotto."

- "Lo vedo, lo vedo!"

La luce era davvero abbagliante l'angioletto non riusciva a vedere cosa ci fosse in fondo a quella grotta, dall'altro lato dello smeraldo. I piccoletti lo presero per mano a due a due e lo condussero attraverso uno stretto passaggio che costeggiava il grande cristallo, fino ad arrivare dal lato opposto dove, meraviglia delle meraviglie, c'era una splendida creatura avvolta da una luce dorata e circondata da altre piccole creature svolazzanti, di tutti i colori pastello.

- "Salve principessa! Ti abbiamo portato un ospite."

- "Salve piccoli cobol! Lo vedo, è molto simpatico e carino, chi è?"

- "È un umano e un angioletto, un angioletto umano." - ripose lilla facendo un po' di confusione.

- "Benvenuto…! Ce l'hai un nome?"

- "Si altezza, qui, su questo pianeta, mi chiamano Marc."

- "Benvenuto Marc, cosa posso fare per te?"

- "Mmmmm, non saprei, tu chi sei e cosa fai?"

- "Hehehe!" -  La principessa ed i piccoli amici fecero una risatina a quella domanda.

- "Io sono… vediamo, come si può spiegare. Io sono… noooo, mi sa che è troppo difficile da dire a parole, ma se ti avvicini te lo mostrerò."

Così l'angioletto le si avvicinò e notò che, da vicino, non aveva i contorni ben definiti, era come se fosse… gassosa, semisolida.

- "Bene, vieni qui, metti le mani sulle mie."

«Uhm!» pensò l'angioletto «è difficile vedere queste mani!»
Ma la principessa afferrò le sue e lui sentì come un brivido corrergli lungo la schiena. Provò una sensazione di fresco e poi, puff! si ritrovò in una valle verdissima, piena di fiorellini bianchi e gialli. La grotta, gli amici e la principessa erano scomparsi e lui non sapeva proprio che fare, né dove si trovasse. Comunque il posto era tranquillo, c'era una bell'aria tiepida ed il cielo era azzurro. Decise di incamminarsi verso una piccola casa che si trovava più giù, lungo il ruscello ai piedi della collina su cui si trovava.
Fischiettando percorse il sentiero che conduceva a valle e lungo il cammino ascoltò il canto delle cicale e dei grilli che lo accompagnarono lungo tutto il percorso; anche le farfalle e le coccinelle gli diedero il benvenuto e lo seguirono a valle. Giunto vicino alla casa notò che c'era uno strano silenzio, tutto sembrava sospeso in una bolla senza tempo né spazio.
Aprì la staccionata e si avviò verso la porta. Stava per bussare quando questa si aprì. Lui fece un balzo indietro per la sorpresa ma poi si avvicinò per scrutare nell'intero oscuro.
L'atmosfera era soave, c'era un bel profumo di pane appena sfornato e la tavola era apparecchiata per 4 persone. Sempre più incuriosito, decise di entrare e, come fece il primo passo, qualcosa gli passò in mezzo alle gambe correndo fuori. Si girò e vide un gatto nero a macchie blu, che si nascose dietro i ciocchi di legno accatastati nel giardino, continuando da lì ad osservarlo. Capì che era stato il gatto ad aprire la porta e decise di bussare comunque, anche se la porta era già aperta.

- "Toc, toc! C'è nessuno?"

Silenzio.

- "C'è qualcuno in casa?"  - ripetè alzando la voce.

Udì dei passi, qualcuno stava scendendo le scale di legno che portavano al piano superiore.

- "Chi c'è?" - rispose una vocina.

- "Sono un forestiero, passavo di qui per caso ed ho deciso di fermarmi a vedere se c'era qualcuno a cui chiedere informazioni."

Una bambina comparve sulle scale, aveva i capelli rossi e le lentiggini, ed indossava un buffo grembiule blu, molto più grande della sua misura, e degli zoccoli di legno.

- "Ciao!" - disse - "Siediti, vuoi pranzare con noi?"

- "Beh, non so…"

- "Dai, su, se sei capitato qui a quest'ora vuol dire che devi restare. In effetti ti aspettavamo!" - disse la bambina sorridendo.

- "Come! Mi aspettavate?! - rispose l'angioletto confuso ed imbarazzato. Sembrava che in quella storia lui fosse l'unico all'oscuro di tutto.

- "Suvvia, siediti e racconta cosa ci fai qui."

L'angioletto si sedette a tavola e così fece la bambina. Lui si domandava per chi fossero gli altri due posti preparati a tavola, ma non disse niente.

- "Allora, dimmi, come mai da queste parti?"

- "Veramente non so nemmeno quali parti siano, mi sono ritrovato, come per magia, sulla cima della collina, ma davvero non so dove mi trovo."

- "E prima? Cosa stavi facendo prima, dormivi forse?" -  chiese la bambina sorridendo.

L'angioletto ci pensò un attimo e realizzò che sì, stava dormendo, ma ora? Era tutto un gran casino, stava ancora sognando? Certo che si, ma era cosciente? La bambina guardò il suo viso perplesso ed aggiunse:

- "Su, non farti troppe domande, dimmi solo cosa ricordi del momento prima che ti ritrovassi qui."

Cos' l'angioletto le raccontò della principessa e degli amici colorati, della grotta di cristallo e dello smeraldo.

- "Quindi sei qui per sapere chi è la principessa e cosa può fare per te!"

- "Penso di si, almeno così ha detto poco prima di prendermi le mani."

- "Bene! E non ricordi niente del… viaggio?"

- "Quale viaggio?"

- "Quello che hai fatto per arrivare qui."

- "Veramente, no!"

- "Dai, concentrati, vedrai che qualcosa ti ricordi."

L'angioletto non aveva voglia di contraddire la sua giovane ospite, così gentile, e decise di fare un tentativo. Chiuse gli occhi e cercò di andare con la memoria alla sensazione gelida che aveva provato poco prima di ritrovarsi lì; ma non riusciva a ricordare nulla di quel momento.

- "Mentre tu ti concentri, io vado a scaldare la minestra; tra poco arriveranno altri ospiti e non sarai più tranquillo ed in silenzio."

- “Va bene!” - annuì l'angioletto, e ritornò al suo ultimo ricordo, facendo attenzione e
cercando di ricordare ogni istante.  
                                   

(parte XXII)

Si svegliò al cinguettìo degli uccelli alle prime luci dell'alba. Aveva riposato bene e si sentiva pronto a ricominciare la sua avventura alla scoperta del mondo ed alla caccia di indizi utili per ritrovare suo padre. Si ricordò del sogno appena fatto e scrollò le spalle, un po' deluso, per averlo interrotto l'ennesima volta senza aver scoperto nulla, un po' stanco di quel sogno che andava per le lunghe, anche se era incuriosito dai nuovi risvolti. Certo, ancora non aveva avuto le risposte che cercava, ma aveva imparato ad avere pazienza, che le cose avevano il loro proprio tempo per accadere su quel pianeta ed era sempre il momento giusto.

- "Ben svegliato!" - una voce lo distolse dai suoi pensieri - "Hai dormito bene?"

- "Benissimo, grazie! Ho fatto ancora quel mio sogno. Incredibile! Sono anni ormai che continua, come un romanzo a puntate, anche se era passato davvero tanto tempo dall'ultima volta che avevo incontrato i miei amici colorati, che quasi non me ne ricordavo più."

- "I tuoi amici colorati? Chi sono?"

- "Si chiamano Cobol, sono piccoli di statura, ma non di età, almeno credo perché è impossibile da definire, ed ognuno ha un proprio colore. Vivono sotto terra in grotte di cristallo e sono molto simpatici e socievoli, sempre allegri e sorridenti."

- "E dove si trovano queste grotte?"

- "E chi lo sa? Probabilmente solo nei miei sogni!"

Continuò per un po' a raccontare quel suo sogno ricorrente ai suoi amici del bosco, preparando le sue cose. Mangiò qualche biscotto e della frutta portata dai folletti e conservò i semi per il viaggio. Si rimise in cammino che il sole non era ancora alto e faceva freddino. I suoi amici lo accompagnarono per un pezzo nel bosco, raccontandogli le loro avventure e le loro nuove conoscenze. Erano davvero contenti di avere un amico così speciale.

- "Beh, eccoci qui, allora ti salutiamo, ora inizia il bosco più fitto, la grande foresta. Fai buon viaggio."

- "Grazie, cari amici!"

- "Ci rivedremo? - chiese il più piccolo tra loro, che gli era molto affezionato.

- "Spero di si, mi farebbe piacere, ma non saprei proprio dirvi quando. Neanch'io ho idea di cosa mi aspetta."

- "Puoi portare i nostri saluti alla famiglia dei leprotti, al di là della foresta?"

- "Si, certo, sarà un piacere per me! Ma... non scapperanno vedendomi?"

- "Non credo proprio!" - rispose l'anziano del gruppo, sorridendo. - "Sei così luminosamente colorato che non fai paura a nessuno, anzi! Almeno tra noi «non» umani."

- "Va bene allora, arrivederci!" - E si inoltrò nella foresta.

Si sentiva sereno ed entusiasta, ma non aveva la minima idea su cosa fare e da dove cominciare. Ma era abituato a fidarsi del suo intuito e così si lasciava portare dove i suoi piedi lo conducevano.
Cammina cammina, arrivò in una radura. C'era un bel sole e decise di stendersi sull'erba per fare una pausa. Pian piano tutti gli abitanti del prato salirono su di lui, chi per caso, chi per curiosità, chi per dargli il benvenuto.
La coccinella Meri, col suo bell'abito rosso e nero, si posò sul suo braccio e lo salutò.

- "Ciao bella! Ma quanti siete qui! Proprio una bella riunione!

- "Serena ci ha fatto giungere la notizia del tuo viaggio e così ti aspettavamo, per conoscerti! Sei una cosa così rara da queste parti! Un umano con cui riusciamo a comunicare. E poi, sei così colorato! Aveva ragione, è proprio una meraviglia guardarti e starti vicino, è una bella ed eccitante vibrazione."

- "Grazie! È un dono che ho dalla nascita, non ho fatto niente per averlo."

- "Non è del tutto vero, sai? Bisogna continuare a vibrare in un certo modo e quasi nessuno ce la fa. Crescendo la luce si affievolisce ed i colori perdono la brillantezza, fino a diventare grigi. È un vero peccato perché i bambini nascono tutti come sei tu adesso."

- "Si, mi sono accorto che qualcosa cambia qui e vorrei trovare una soluzione anche a questo. Chissà, forse il mio viaggio mi darà delle risposte."

- "Ah, dimenticavo! - aggiunse Meri - "Nella foresta, più in là, ti aspettano altri amici."

- "Davvero? Chi?"

- "Lo vedrai tu stesso. Se ti dico tutto ora, che gusto c'è? Un viaggio è bello anche per le sorprese che hai e per gli amici che incontri, no?"

- "Si, è vero! Va bene, è ora che mi rimetta in viaggio, dovrei superare la foresta e raggiungere la valle prima di sera."
Si alzò ed i piccoli ospiti volarono via o si allontanarono da lui velocemente.

- "Ciao allora, buon viaggio!"

- "Addio e grazie dell'accoglienza!"

Entrato di nuovo nel fitto della foresta, all'improvvisò si trovò davanti "sua maestà", il grande e possente cervo. Non se l'aspettava ed ebbe un sussulto. Inoltre, non aveva mai visto un cervo e, da così vicino poi! Sorpreso ed estasiato a quella vista - era davvero bello e fiero - rimase immobile, a bocca aperta, non sapendo cosa dire. Il cervo era avvolto da un'energia dorata e lui ne poteva percepire la vibrazione potente.
Il cervo, anch'esso immobile, lo fissava coi suoi grandi  occhi, scuri e liquidi. Era talmente intenso quello sguardo, che l'angioletto, per un momento, si sentì perso. Non sapeva più dove si trovava, era come sospeso nel tempo e nello spazio. Non si sa quanto tempo passò effettivamente, prima che riuscisse a pronunciare qualcosa.

- "Salve!" - disse con un filo di voce.

- "Salve!" - rispose il cervo con voce profonda.

- "Posso avvicinarmi?"

- "Ma certo che puoi, che domanda!"

- "Ecco, sono nuovo di qui e non ho mai avuto a che fare con i cervi in vita mia, quindi…"

- "Non fare il timido, non ti si addice! Uno, intraprendente come te, non si spaventa davanti a nulla!"

- "E chi l'ha detto! Anch'io mi spavento, ho questa parte dell'attrezzatura terrestre, il mio corpo solido, che fa cose strane. A volte il mio stomaco si contrae ed il mio cuore comincia a battere all'impazzata. È proprio fuori controllo!"

- "Hehe! Ok, sei umano, oltre che angelo. Non ti piace?"

- "Beh, si!" -  rispose l'angioletto un po' imbarazzato. Tutto si aspettava fuorché quel dialogo, col re della foresta.

- "Allora, che aspetti? Avvicinati, puoi toccarmi sai, non ti morderò." - disse, facendosi una grossa risata.

L'angioletto ubbidì a quella richiesta così decisa, e si avvicinò. Cominciò ad accarezzare il muso del cervo e si accorse che faceva degli strani rumori.

- "Brmmmbrr!"

«Ma che cos'è questo suono, è così strano! Sembra quasi un motore.»  Pensò tra sé e sé. Poi decise di chiederglielo.

- "Che cos'è questo suono che fai?"

- Hehe! Puro godimento, mio caro ragazzo! Hai un'energia così bella, è come una doccia frizzante e rigenerante; me ne avevano parlato ma volevo sperimentarla di persona."

- "Te ne avevano parlato? Chi?"

- "Praticamente tutti! Dagli alberi, agli insetti, agli animali, ai folletti… Tutti fra noi ormai sanno chi sei e cosa stai facendo. Gran bel compito che ti sei dato, complimenti! È coraggioso da parte tua, anche se non so bene tutta la storia o non posso comprenderla. Mi rendo conto che certe cose le possono fare solo gli esseri umani, ma va bene così. Io vivo e mi godo il mio essere vivo e libero, e tutta la compagnia di esseri fantastici, come i vecchi saggi, qui, nella foresta."

- "Bello! Si, il mio impegno. In verità non so da dove cominciare, non ho la minima idea di dove andare a cercare, ma sono ottimista e seguo quello che mi sento, momento per momento. Finora è andata bene. In ogni caso, sento che sarà un bellissimo viaggio, se non altro è un'avventura, una scoperta di nuove cose. Nuovi luoghi da vedere, nuovi amici da incontrare, nuove storie da ascoltare! È molto eccitante, a me piace l'avventura ed anche le sorprese."

- "Tutte le sorprese? Davvero? Belle e brutte?"

- "Le sorprese sono tutte belle, perché, appunto, sono "sorprese" e ti sorprendono! Sono emozioni forti ed esperienze che posso avere solo qui, ma probabilmente tu non puoi capire quello che intendo."

- "No, infatti." - "Allora? Cosa vuoi fare ora? O meglio, cosa ti senti di fare?"

- "Avevo intenzione di raggiungere la valle prima di sera ma, sai che ti dico? Al diavolo i programmi! Portami in giro per la foresta, è la tua casa, no?"

- "Con piacere! Posso farti conoscere le meraviglie di questo luogo magico e parlare con alcuni dei miei più cari e saggi amici. Sono felice di questa tua decisione. Per noi è un evento raro, purtroppo, avere uno come te tra noi! Benvenuto a casa, allora!" - disse, o pensò, con un sorriso di soddisfazione e contentezza.

- "Affare fatto allora!" - Così si incamminarono, uno affianco all'altro, verso il cuore della foresta.                                                                                                                                                    


(continua)